Mercoledì 21 Novembre 2018
   
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SILVANO DONVITO. ETOILE SUMMER SCHOOL E CAMPO GIOVANI-foto

Silvano Donvito

Silvano DonvitoTra i ragazzi che hanno dedicato parte della loro estate a momenti formativi e legati al volontariato, abbiamo “intercettato” Silvano Donvito, studente del Liceo Scientifico “R. Canudo”, in questo nuovo anno scolastico in VE e che ringraziamo per averci dedicato tempo, rispondendo alle domande poste.

L’obiettivo è quello di focalizzare l’attenzione su come i giovani vivono queste esperienze, quanto incidono sulle loro scelte e - perché no? - suscitare curiosità e riflessioni intorno ad esse. Buona lettura!

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In questo ultimo anno il Teatro ti ha fornito strumenti per esprimere parte di te… quale?

Probabilmente una parte che non conoscevo e che ancora conosco relativamente poco. Come ogni forma d’arte, il teatro permette di esprimere qualcosa di sé, ma nel teatro la necessità di entrare in un personaggio, che il più delle volte non si sceglie ed è spesso distante, ci permette di vivere esperienze ed emozioni ancora sconosciute e quindi di conoscere nuovi lati di sé. Sul palco diventa molto difficile “imitare” semplicemente: si crea un’atmosfera che cattura, portando in un altro mondo in cui sé e il proprio personaggio coincidono.

Infatti da ciò che ho potuto sperimentare nella mia breve esperienza, ciò che a mio parere contraddistingue un bravo attore non è tanto la sua capacità di vivere il personaggio, quanto quella di riuscire a comunicarlo, che è la parte più difficile. Diventare poi parte di un gruppo sul palco rende il tutto ancora più naturale. Riuscire a creare complicità in una compagnia penso sia una delle componenti più importanti per la buona riuscita di uno spettacolo e il più delle volte non è strettamente legata a rapporti della vita reale, il palcoscenico diventa un altro mondo e anzi spesso è proprio lì che, spogliandosi senza sentirsi nudi, si creano le basi per dei legami reali.

“Fare Teatro” è bello? Perché?

È bello perché permette di scoprire se stessi e molto spesso anche gli altri. Il teatro offre la possibilità di esprimersi e mettersi a nudo, nascondersi dietro un personaggio rende tutto molto più semplice, allontanando la paura del giudizio.

È bello perché ti porta in posti sempre nuovi. Dopo l’esperienza a Reggio Emilia sono riuscito, infatti, ad apprezzare ancora di più lo spettacolo realizzato a Gioia. Nella piccola esperienza che ho fatto nel mondo del teatro, ho avuto la possibilità di confrontarmi con due testi e due regie straordinari, soprattutto per dei ragazzi alle prime armi, ma fra di loro completamente diversi. Dal confronto tra essi sono riuscito ad apprezzare ancora di più entrambi, ma soprattutto a capire che ogni spettacolo è un’esperienza sempre intensa ma sempre diversa. Ovviamente ognuno predilige un genere ed un’impostazione rispetto ad altre, ma la possibilità di fare esperienze diverse apre molto gli orizzonti e permette di guardare alle cose più consapevolmente.

È bello perché permette di scoprire se stessi, e poi di potersi donare agli altri. Il nostro regista Maurizio Vacca ci ricorda sempre che uno dei privilegi e degli oneri del teatro rispetto alle altre forme d’arte è che esiste esclusivamente in funzione di un pubblico. Non può prescindere da esso. È ovvio che il pubblico spaventa, soprattutto alle prime esperienze come nel nostro caso; tuttavia dopo i primi cinque minuti il pubblico sparisce, si dimentica, ma non perché abbia poca importanza ma perché smette di essere osservatore passivo e diventa parte dello spettacolo: esprimersi è un’esperienza molto intensa e il fatto di condsilvano donvitoividerla col pubblico crea necessariamente un filo tra palco e platea per cui l’esperienza diventa condivisa, anche quando la recitazione non è perfetta. Ovviamente esiste anche un pubblico difficile, quello scolastico in particolare e abbiamo avuto l’occasione di sperimentarlo, e anche di esserlo, tuttavia penso che ci sia sempre qualcosa che gli attori riescono a donare e anche se l’esperienza diventa meno intensa, non penso che sia mai sterile.

Quanto l’esperienza di Reggio Emilia ti ha cambiato e in cosa?

Penso che più che cambiato questa esperienza mi abbia arricchito. È stata sicuramente umanamente molto intensa: abbiamo condiviso tutto per dieci giorni e si è creato un legame molto forte. Dal punto di vista artistico è stata straordinaria: gli insegnanti erano preparatissimi ma soprattutto capaci di cogliere e valorizzare il meglio di ognuno in tempi ovviamente stringatissimi, partendo da un copione con una trama molto semplice e sviluppandola insieme a noi e su di noi. Sono riusciti in poco tempo a darci moltissimo ma il merito più grande che gli riconosco, è quello di essere riusciti a creare con un gruppo così numeroso uno spettacolo ben costruito, divertente e di forte impatto, molto apprezzato dal pubblico e in cui soprattutto nessuno scompariva: ogni personaggio era parte di un gruppo ma conservava una propria identità, cosa molto difficile quando si è in 45 in scena. Nessun personaggio era indispensabile e tutti funzionavamo nell’insieme, ma ognuno arricchiva e nessuno era superfluo. L’ultimo giorno ci è stato chiesto di scrivere qualche riga su ciò che ci saremmo portati a casa da ESS ed è stata un’occasione per confrontarci, tutti unanimemente entusiasti per l’esperienza e dispiaciuti che volgesse a termine. Un ragazzo ha sottolineato che fra le cose più importanti che ci hanno trasmesso, c’è sicuramente lo spirito di gruppo: ci hanno fatto capire quanto non sia così importante una parte da protagonista ma che - anche con più di quaranta persone in scena e poche battute ciascuno -, si possa dare e ricevere molto in teatro.

Etoile e Notte Gitana… Un progetto condiviso con altri ragazzi provenienti da tutta Italia… ne parliamo?

ESS (Etoile Summer School) è un progetto che ormai da diversi anni organizza l’associazione emiliana Etoile. È un campo internazionale in cui ogni anno una quarantina di ragazzi da tutta Italia e anche dall’estero (quest’anno cinque ragazzi francesi, un’insegnante di danza e due tecnici luci e audio olandesi) si incontrano e vivono insieme per dieci giorni col fine di allestire e portare in scena uno spettacolo inedito, sotto la direzione artistica di Daniele Franci. Quest’anno partecipavamo in 45, di cui 11 del gruppo del Canudo, ed eravamo ospitati a Borgo delle Querce in Reggio Emilia, un grande casolare immerso nel verde sede di Etoile, dove si sono svolte tutte le nostre attività e la cui corte è stata proscenio per il nostro spettacolo finale.

Il primo giorno dopo gli arrivi siamo subito stati messi alla prova e smistati dai professori in quattro gruppi di lavoro che a metà percorso si sono mischiati. Già dal secondo giorno ci siamo messi a lavoro sullo spettacolo: la sveglia suonava di buon’ora e subito dopo la colazione cominciavamo la giornata con un’oretta di warm up per riscaldare il corpo, la voce e l’articolazione facciale. Fino all’ora di pranzo lavoravamo sullo spettacolo e riprendevamo le prove dopo un piccolo break nel primo pomeriggio; la sera quando non avevamo necessità di continuare le prove o provare il filaggio, c’erano serate di svago o laboratori propedeutici alle attività giornaliere. I cinque insegnanti Francesca Bianchi, Matteo Carnevali, Silvia Faccini, Francesco Marchesi e Nina Van Der Zouwen, stimati attori, danzatori e registi, oltre che eccellenti insegnanti, ci hanno spremuto fino al limite delle nostre energie e spronati a dare il massimo e a prendere quanto più possibile da quest’esperienza, invitandoci ad abbandonare il giudizio e la paura di esso e rammentandoci sempre che i frutti di tanto lavoro e le soddisfazioni sono inevitabilmentsilvano donvitoe legati alla performance finale, ma che è il percorso la parte più importante. È stata un’esperienza davvero intensa e pregna di insegnamenti, che mi ha fatto amare ancora di più il teatro e tutto ciò che vi è dietro, che mi lascerà non solo uno bel ricordo, ma nuove consapevolezze e tra queste non solo quella di molti nuovi limiti, ma soprattutto della possibilità di poterli superare.

In questa estate hai vissuto anche un’esperienza diversa, un impegno nel volontariato in un Campo Giovani... Consiglieresti ai tuoi amici questa esperienza? Perché?

Penso che sia un’esperienza estremamente utile e che valga la pena fare perché concilia il divertimento, che ovviamente un ragazzo cerca in una vacanza, con la possibilità di fare qualcosa di utile e costruttivo. Il campo si è svolto dal 7 al 13 agosto a Cavallino-Treporti, a poca distanza da Venezia ed è uno dei tanti campi organizzati su tutto il territorio nazionale per il progetto Campo Giovani. Si tratta di campi estivi organizzati e finanziati dal Dipartimento Gioventù e Servizio Civile Nazionale in collaborazione con Croce Rossa, Guardia Costiera e Marina Militare, per permettere ai giovani dai 14 ai 22 anni di tastare con mano attività di impegno civile, sia in ambiti lavorativi sia come forma di volontariato. Per quanto mi riguarda, l’esperienza con la Croce Rossa è stata soddisfacente oltre le mie aspettative e mi ha dato un’idea completa di una associazione che conoscevo solo a grandi linee.

Il campo non consisteva in vero e proprio volontariato, quanto in una presentazione dell’associazione, dei suoi ideali e dei suoi impegni con l’invito, assolutamente senza vincoli, ad aderirvi, il tutto ovviamente proposto in una forma quanto più accattivante e divertente, per attirare gruppi di giovani. Le giornate sono state scandite da macrotematiche quali la presentazione dell’associazione e dei suoi principi, l’educazione alimentare e ad uno stile di vita sano, l’educazione alla sicurezza stradale, l’educazione sessuale e alla prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili, sicurezza e salvataggio in acqua, primo soccorso, intervento in guerra e codice di diritto internazionale umanitario. Gli argomenti erano presentati non solo in maniera teorica ma per permettere una maggiore ricezione, anche in maniera interattiva attraverso giochi, attività in gruppo e simulazioni. In questo modo lo staff, giovane e disponibile oltre che preparato e meticoloso, ha organizzato un campo non solo istruttivo e utile, ma anche divertente e mai pesante, rendendolo davvero una vacanza, complice l’affiatamento del gruppo e i momenti di svago tra cui le uscite al mare e in bici lungo la laguna. Oltre tutto ciò, quest’esperienza mi ha lasciato, assieme a nozioni importanti, la voglia di rendermi utile all’interno della società e di impegnarmi nel volontariato locale.

Teatro e volontariato quanto “pesano” sulle scelte che opererai dopo a maturità?

Non ho ancora le idee chiare su ciò che vorrei fare dopo la maturità, ma non penso che possano pesare molto sulle mie scelte. Ho scelto di impegnarmi in queste attività non perché pensassi potessero indicarmi una strada per il futuro, ma semplicemente per il piacere di farle. Sono del parere che oltre agli studi che si sceglie di seguire o alla professione che si svolge, sia importante mantenere altri interessi ed impegni che esulino da quel mondo. Penso che sia importante fare quante più esperienze possibile e cerco di cogliere tutte le occasioni che ho perlomeno per capire meglio cosa mi piace e cosa voglio.

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