Venerdì 14 Dicembre 2018
   
Text Size

MARCO CARDETTA CON “SERGENTE ROMANO” A LIBRI NEL BORGO

marco cardetta a biscegie

marco cardetta a biscegie Marco Cardetta, autore del “Sergente Romano” presentato da Enzo Quarto nel prestigioso festival letterario “Libri nel Borgo antico” a Bisceglie il 28 agosto, ha conquistato anche in “out door” l’attenzione dei lettori, affascinati dalla conversazione tra autore e presentatore.

L’incontro è piacevolissimo. Il giornalista - come più volte affermato - “sinceramente conquistato e divertito dalla lettura del libro”, reduce a sua volta dalla presentazione di “La comunicazione è relazione” in via Marconi, con la semplicità e la classe che lo contraddistinguono pone interessanti domande e simpatiche provocazioni che consentono all’autore di approfondire alcuni temi e soprattutto svelare la genesi e l’utilità di quest’opera, che nulla a che fare con valutazioni politiche o ideali revisionisti, ma ben si colloca come studio antropologico, sociologico e “poema epico” di Puglia che già lo vede all’opera con un sequel.

“Sono vissuto dieci anni a Siena, dove ho studiato Filosofia e mi sono formato, scegliendo di tornare a Gioia e diventare un imprenditore. Scrivo sceneggiature e curmarco cardetta a biscegieo la produzione di lungometraggi con il regista Francesco Dongiovanni per la Murex Production. Per questo la scrittura del libro ricorda riprese cinematografiche in cui il punto di vista è orizzontale, quello di chi guarda attraverso gli occhi del Sergente Pasquale Romano, stando dietro di lui. Il linguaggio è quello dell’epoca, gli usi, le tradizioni anche. Romano a differenza di altri, come accade ancora oggi, aveva cercato di emanciparsi dalla povertà e dall’ignoranza entrando in un’arma, nell’esercito borbonico, dove impara a leggere e scrivere. Scrive preghiere e lettere alla sua fidanzata… in lui ho colto una sorta di romanticismo che in altri personaggi di quel contesto storico, non compare, ed è questo che mi ha spinto a scriverne dopo aver letto un libro storico su di lui che avevo in stanza da anni. Poi ho approfondito con ricerche negli archivi, ritrovato nomi, scorci di vita… Nei briganti come Crocco ed altri c’è spesso rabbia, odio, senso di rivalsa e riscatto, in Romano ritrovo i giovani di oggi, disillusi, alla ricerca di qualcosa in cui credere. Non è un caso che i capi fossero militari e guidassero ragazzi semplici che non avevano molta scelta, specie dopo che l‘Italia era stata unita così “malamente”. L’errore è stato accentrare il potere, il federalismo proposto da D’Azeglio sarebbe stata una scelta più opportuna all’epoca. Non che nel regno marco cardetta a biscegieborbonico fosse tutto rose e fiori, anzi… c’erano soprusi, povertà, ignoranza… era semplicemente un male conosciuto.”

Enzo Quarto ricorda il giovane fratello di Romano, Vito e chiede a Marco Cardetta se pensa che il sergente si sia sentito in colpa per averlo condotto alla morte e di delinearne il profilo. In realtà del giovane si sa poco, se non che è l’unico sopravvissuto con il nome “Vito”, essendo gli altri quattro fratelli cui era stato dato questo nome, morti in fasce.

Quarto esplora i luoghi del brigantaggio, i quartieri, le grotte e chiede a Marco se li ha ripercorsi, offrendo all’autore l’assist per svelare il suo progetto più ambizioso: far rivivere la storia attraverso percorsi guidati e spettacolari letture - recitazioni musicate da Roberto Salah Addin Re David in “Voci di sbandati” - recital concerto che il 17 settembre, in acustico sarà riproposto nel bosco delle Pianelle, tra Mottola e Martina Franca, cui seguirà una cena con menù “brigantesco”.

L’AUTORE

Marco Cardetta - classe 1983 -, laurea in Scienze della Comunicazione e Filosofia,anapeson di f.sco dongiovanni e marco cardetta è vincitore del premio Vittorio Bodini - La luna dei Borboni 2014 con la stessa opera, e il 18 agosto di quest’anno viene insignito del Premio Pasolini in “Cantinando Wine Art” a Barile, a conferma di un talento che non teme confronti. Nel 2008 conquista il premio “Esor - dire” conPrime giovani suites” ed altri prestigiosi riconoscimenti sta mietendo “Anapeson”, film da lui scritto e prodotto con Murex, insieme a Francesco Dongiovanni che il 9 settembre sarà proiettato nell’Arco Paradiso su iniziativa di Palazzo Romano Eventi.

Nel libro già presentato in importanti contesti culturali nelle città di Milano, Torino, Firenze, Roma, Narni, Lecce, Matera ed altre, i termini “briganti” e “brigantaggio” vengono banditi.

E’ un’opera che si presta a “diversi usi e letture” e diviene strumento storico - didattico nell’incontro con gli studenti, “filo d’Arianna” di un percorso turistico a tratti mistico nei luoghi in cui gli sbandati imperversarono e momento teatrale di altissimo pathos e drammaturgia quando le voci tornano a narrare i loro drammi, i loro sogni, il loro dolore, la loro rabbia. E sono voci incrostate di fango impastato con sudore, lacrime e sangue, le uniche titolate ad un racconto epico nella sua immaginifica verità…

Quel che in tanti avrebbero voluto riascoltare in piazza è la voce “cangiante” - quella di Marco Cardetta - mentre interpreta altre voci che a loro volta caratterizzano indimenticabili personaggi, come accaduto nel suggestivo reading “Voci di sbandati” tratto dal testo musicato e “rumoreggiato” da Roberto Salah Addin Re David il 6 maggio scorso, nel foyer del Rossini.

Un’opera versatile ed originale che cattura attenzione e luce e brilla anche nei momenti più drammatici e tragici, di una struggente ed inaspettata comicità, assolutamente da leggere e soprattutto ascoltare.

IL RACCONTO

Il caos che dilaga nel Mezzogiorno Ritratto-del-Sergente-Pasquale-Romano-primo-pianopoco dopo l’unità d’Italia nel 1861, crea una frattura antropologica e culturale tra il Nord ed il Sud. L’autore, da moderno aedo, senza partigianerie, “canta” le gesta degli uomini che in questa crepa rovinosamente inciampano e costruisce un segmento narrativo “epico” di cui è protagonista Pasquale Domenico Romano, ex sergente borbonico gioiese, costretto dal disagio che ancora oggi vivono molti giovani del Sud, a “militare” tra altri sbandati.

Con essi l’autore percorre tratturi, si rifugia in boschi e grotte, vive quel momento storico osservando ed interpretando bisogni, fragilità, strategie di uomini, donne e ragazzi del Sud. Tutto questo senza scivolare in stereotipi, senza revisionare né rivisitare epoche, semplicemente leggendo nello sguardo e nei cuori di chi ha lottato per riscattarsi e difendere il proprio credo, la propria dignità. La stessa negata agli sconfitti che vedranno la loro storia scritta dai vincitori.

Cardetta afferma di voler trasformare questo fenomeno storico in un “genere” che descriva la nostra terra ed attiri l’attenzione su luoghi, usi, costumi, consuetudini anche satireggiando, ma sempre con il dovuto rispetto, senza giudizi o pregiudizi. Ricorda che ancora oggi, come in passato, in diversi scenari di guerra è consuetudine infierire sui cadaveri dei nemici nel più tribale dei modi. Nulla vi è in realtà di nuovo nelle atrocità che l’uomo sa da sempre perpetrare. Unica, fragile, nuda attenuante, quel condizionamento sociale che la sottile veste della civiltà a stento copre.

cicoriella murgiern/pugliern

“Sergente Romano” è di fatto anche una sceneggiatura cinematografica in quanto il linguaggio usato è quel dialetto a volte balbettante, altre fiorito in uso all’epoca, con un suo ritmo cantilenante tutto particolare. “sergente romanoBriglie linguistiche” che ben si prestano ad una satira a tratti anche ingenua e trasformano l’opera in un unicum difficile da imitare, con un proprio stile asciutto ed essenziale.

Il lessico si trasforma in slang ed evoca con efficacia immagini, fragranze, sapori… da “cicoriella murgiern/pugliern”, come scherzosamente afferma lo stesso autore dopo aver accolto con un sorriso il paragone “di genere” con gli spaghetti - western di Sergio Leone.

Del mondo contadino vi è tutto: volti, voci, riti, superstizioni… ed anche odori e sapori come la ricotta forte o le zucchine alla poverella ricordati da Andrea Di Cosmo nella sua recensione.

“Montanarelli e Vito Domenico Romano si leccavano le labbra: menarono le mani in mezzo alla tavola e strapparono i pezzi del coniglio, dei polletti minuscoli e del pane nero; pigliavano le patate alla cenere condite con l’olio e il sale dalla coppa.”

“E finirono, spazzolarono pure il piatto di melanzane sott’olio che Nicola Giannico appoggiò sulla tavola, si passarono tra loro la provola, tagliandola col coltello contro il petto.”

“[…] Donantonio Bosco passava agli altri dei pezzi di pane abbrustoliti, intinti con l’olio o con la ricotta forte che spalmava sopra con l’unghia lunga del mignolo, e nei piatti di latta cuciti sul fondo, la brodaglia di zucchine e pomodori.” [Tratto da http://www.cinespresso.com/2016/04/10/sergente-romano-in-anteprima/ a firma di Andrea di Cosmo]

Un’opera che possiede “la prosa scattante, asciutta”, lo scorrere “crudo e selvaggio” di un romanzo “che vuol dare voce ai vinti, a quei contadini incapaci di reggere un fucile in mano, che spesso finivano fuori legge quasi senza accorgersene […]. Il ritratto di un’epoca di transizione che sembra non voler ancora finire.”

 

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI