Domenica 18 Novembre 2018
   
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LARIULÀ IN CONCERTO A S. ROCCO E IN CD IN GAZZETTA-foto

tommaso lillo

concerto lariulà Tra gli eventi che hanno dato lustro alla festività di San Rocco, il concerto dei Lariulà del 14 agosto merita una menzione speciale sia per la preziosità dei brani proposti, frutto di ricerca e studio, che per l’estrema bravura di cantanti e musicisti.

La felice disposizione del palco, posto accanto alla Chiesa di San Rocco, ha consentito ad un pubblico davvero numeroso di poter assistere ed applaudire.

In molti hanno già apprezzato in altri contesti la produzione dei Lariulà, che per altro si arricchisce di concerto in concerto di nuovi brani e nuove sonorità affinate dal gusto e dall’esperienza. Gli stessi “brani storici” donano nuove emozioni ad ogni ascolto.

Teresa Benincasa e Adele Tramacere (voci), Tommaso Lillo (tamorra econcerto lariulà percussioni), Pino Tramacere (chitarra) e Giorgio Carbonara (basso) hanno proposto: U Sole, Tarantella gioiese, So mmise fijrme, U Sorge inde o pertuse, Quannd’è bbone, La castagnara (legate alla tradizione gioiese), Schécchiatedda e Matalena (con sonorità linguistiche peucete) ed i murgiani U mòneche chembessore, U lebbre e u re.

Questi brani - dichiara Tommaso Lillo - con la specifica di “origine anonima di tramando orale”, sono stati da noi registrati alla Siae e quindi sono entrati nel patrimonio nazionale in lingua gioiese/peuceta per la Puglia centrale.”

Tra le nuove proposte, scritte da Tconcerto lariulàommaso su musica composta dai Lariulà, nella serata sono stati ascoltati: Il buon consiglio, .COM, Cibum Nostrum e Gioia del Colle, anch’essi protetti dalla Siae.

Il valore aggiunto di questo evento è la trasposizione in musica di un’antica invocazione che racconta la storia di San Rocco, il Santo di Montpellier, la sua umiltà e la sua protezione dalla peste e dal peccato.

“L’invocazione è indatabile e fu raccolta negli anni Cinquanta da Vito Celiberti nel libro “Canti popolari di Gioia del Colle”. Nello scorso novembre - affermano i Lariulà - fummo contattati da Giuseppe Rizzi, Filippo Casamassima e Giuseppe Mastrovito ed altri membri del consiglio direttivo della Confraternita di San Rocco. Ascoltammo insieme una versione cantata negli anni Settanta e in quell’occasione ci è stato chiesto dconcerto lariulài riadattarla. Un grande onore e insieme un grande onere!”

“Un’impresa” che di certo ha impreziosito il concerto, valorizzando il contesto in cui è stato proposto, e al contempo ha rappresentato una sfida artistica non da poco.

Nel leggerla - confessa Tommaso Lillo - mi ero accorto che alcune parole avevano diretta derivazione latina “ioggie” - “giornate” e soprattutto “men’andibbe”, quindi ne ho dedotto che non avendo avuto l’influenza schiavona - alla quale, secondo le mie ricerche, dobbiamo il suono “sc” - l’invocazione fosse anteriore al XVII secolo!”

Dopo aver studiato il canto per mesi, si è riusciti a farlo “girare” su un ostinato arpeggio di Pino Tramacere checoncerto lariulà cambia registro solo in due momenti rilevanti della storia di San Rocco; le voci di Teresa e Adele hanno trasmesso la giusta emozione; il basso di Giorgio e la percussione di Tommaso a loro volta hanno sottolineato alcuni segmenti toccanti, senza stravolgere la tessitura melodica iniziale riportata dal Celiberti.

All’inizio del secolo scorso, durante la ricorrenza ferragostana - precisa Lillo -, vi era una sorta di gara di… recitazione tra i fedeli; per cui all’inno venne aggiunta una quartina con un verso esplicativo: “E ci la sap megghj assè la cande”, una sorta di “testimone” da passare al gruppo o alla congregazione successiva.”

Nei giorni scorsi - esattamente il 3 agosto - è stato distribuito insieme alla Gazzetta del Mezzogiorno il Cd “Tradizione di Terra di Bari” contenente “Il bcduon consiglio”.

Dopo essere stati presenti con tre brani nella prima raccolta patrocinata dalla Città Metropolitana di Bari e dall’Unione Provinciale Pro Loco d’Italia intitolata “A Ritmo di Puglia”, il quintetto gioiese è stato selezionato con questo brano proposto anche nel concerto del 14 agosto, quale autore e compositore dell’unica pizzica peuceta di valenza territoriale.

Il brano - precisano i Lariulà - racconta di due donne che si danno consiglio l’un l’altra su come affrontare la vita di famiglia, tenere in ordine la casa e la campagna e soprattutto nell’avere fiducia nella grazia di Dio. Vi sono espressi alcuni vecchi termini sulle suppellettili dei traini, su alcune varietà di uva ormai scomparse e su alcune misure di superficie storiche.”

Alla folk-band gioiese - a fronte di tanto impegno e passione - l’augurio di tantissimo, meritato successo! [foto Mario di Giuseppe]

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