Lunedì 19 Novembre 2018
   
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ALESSANDRO CAPURSO IN MOSTRA CON “AUTORI IN FRAME”

alessandro capurso

autori in frame a mola con alessandro capurso In mostra nella collettiva fotografica “Autori in Frame” che si inaugurerà giovedì, 18 agosto a Mola di Bari, esporrà il gioiese Alessandro Capurso.

Invitato dalle Associazioni Terranova e Pietra su Pietra insieme ad altri otto artisti ad esprimere attraverso alcuni scatti le emozioni e le sensazioni percepite nel momento creativo, Alessandro ha scelto di fotografare il nuovo lungomare di Mola.

La mostra inserita nella rassegna “La Cultura fa la Differenza", - evento organizzato dal Comune di Mola - potrà essere visitata dal 18 al 25 agosto, dalle ore 20.00 alle 23.00 nel Palazzo Roberti, in Piazza XX Settembre.

Alessandro Capurso in tre diversi “segmenti” del lungomare di Mola, esalta la bellezza dei luoghi attraverso "Tracce" e... dettagli. In ognuno di essi, a diverse latitudini vi è una bianca panchina in pietra, lineare ed essenziale, allegoria di attese e solitudine. Sullo sfondo nuvole rese opalescenti da raggi di sole che stentano ad attraversarle.

Si lasciano sedurre dal vento, scandendo attimi e fotogrammi, rincorrendosi autori in frame a mola con alessandro capurso in un eterno, imprevedibile divenire.

Il mare - sottile lamina d’argento - occupa uno spazio minimale, nella sua immensità. Sottolinea l’orizzonte senza definirlo, accarezzandolo, stemperandosi nel cielo e cedendo all’azzurro della pista ciclabile quel sussurro d’estate che, al pari dei raggi del sole, stenta ad affermarsi.

A dominare in due degli scatti è il bianco lastricato, ingrigito dalle ombre o ridotto a sottile complemento paesaggistico nel momento in cui la natura e l’uomo lo attraversano.

La purezza delle linee e dei colori rimarca e difinisce lo spazio orizzontale, in attesa che l’umanità domini la scena anche con la sua assenza. Il silenzio, interrotto da una distante, invisibile risacca, è il rumore di fondo di scatti in cui l’essenzialità è tutto. Semplicità ed eleganza in quel “tocco” di nero, un punto nel litico pallore, nel contrasto che veste di oscurità ed inverno tutto ciò che vive in attesa di una promessa d’estate.

Gli autori presenti all'esposizione insieme ad Alessandro saranno: Franco Altobelli,  Ennio Cusano, Pino Di Cillo, Domenico Fornarelli, Paolo Moretti, Rossella Mazzotta, Antonio Tevere e Ketty Zotti. 

Alcuni di loro hanno “tradotto in parole” e dato voceautori in frame a mola con alessandro capurso agli scatti in mostra, di seguito alcune “anteprime”.

Paolo Moretti in “Waiting” propone una visione personale del paesaggio contemporaneo, un percorso concreto dal mare alle abitazioni lasciate vuote dai vacanzieri a Torre Canne. I colori tenui dipingono un paesaggio vuoto di macchine, di persone, di voci, ricco di malinconia e nostalgia, tanti elementi che portano con loro un dire metafisico. Le immagini non stimolano solo il senso visivo ma anche emotivo. Questi luoghi sono pronti ad accogliere estate e inverno, felicità e malinconia, incontri e solitudine. Il rumore della risacca, il vento ancora caldo di un’estate ormai vissuta e quel che rimane in queste atmosfere non vogliono essere soltanto elementi di una ricerca sul e del territorio, ma anche una visione di quel che resta, sul paesaggio dopo i periodi estivi. Avanzano davanti agli occhi scenari surreali, metafisici e desolati: sembra che questi posti esistano solo per i turisti, lasciando tutti noi su di una giostra ferma.

Ennio Cusano in “Maternità” sceglie di presentarsi attraverso le parole di Tagore: “Da dove sono venuto? Dove mi hai trovato? Domandò il bambino a sua madre. Ed ella pianse e rise allo stesso tempo e stringendolo al petto gli rispose: tu eri nascosto nel mio cuore bambino mio, tu eri il Suo desiderio.”

Pino Di Cillo presenta “Palcoscenici" così: “In quante maniere si può definireautori in frame mola di bari un luogo da dove quotidianamente si finge senza raccontare falsità? Un luogo dove dall'immaginazione emerge il reale? Poche, credo. Una di queste è il Palcoscenico, che cerco di raccontare con una manciata di diapositive che raccontano dell’ oscurità dei teatri, del mimetizzarsi agli occhi dei più, dell’otturatore che ti rivelava. Palcoscenici: luoghi dove polveri e odori ti circondano, dove l’eco delle suole sul legno ti scuote l’ anima, dove l’applauso si trasforma in ossigeno per l’Attore.”

Ketty Zotti in “Femminilità una lineare circolarità” non ha dubbi: “Il presente lavoro traccia un percorso al femminile che pone al centro la natura dualistica della donna, restituendo l’immagine di un’identità complessa che spesso disorienta chi tenta di approfondirne il senso. Una femminilità ritrovata, declinata attraverso il racconto del dolente travaglio di una coscienza e del suo desiderio di riscatto, delle sue lotte interiori e di una lenta metamorfosi, che lascia emergere la verità della propria essenza, del proprio esserci, al di là del corpo e della prospettiva di chi l’osserva. Seduzione e maternità, sentimento e ragione, maschile e femminile: è questa la dualità della femminilità contemporanea, una lacerazione che la donna trova dentro di sé, che tenta costantemente di superare nell’unione dei suoi elementi opposti, che si fondono per annullarsi l’uno nell’altro. Il contesto comunicativo si connota di un linguaggio simbolico evocativo della dualità del paesaggio interiore femminile, attraverso espedienti cromatici contrastanti quali l’utilizzo del rosso come simbolo della vita, della passione e della sensualità, contrapposto al nero come espressione di dolore, trasformazione e morte”.

Antonio Tevere in "Bari Vecchia…sotto gli archi" ha voluto raccontare alcuni luoghi rappresentativi del meraviglioso borgo antico, un groviglio di stradine ebbro di vitalità, dove è bello perdersi… Un palcoscenico suggestivo dove, attraversando i vicoli, diviene immediatamente percepibile lo straordinario gioco di luci ed ombre degli archi ivi presenti. Dove, spingendosi oltre, allietano la vista scorci deliziosi in cui troneggiano altarini votivi curati dalla fede popolare, adornati di fiori e linde tendine ricamate a mano. “Mi siedo su una scalinata ad osservare frammenti di vita quotidiana, non dissimili da altri, ma ancora genuini, dove riecheggia il caratteristico idioma locale, dove i bambini giocano per strada… una suora passeggia frettolosa, un antico androne mi stupisce, una bici appoggiata ad una scala testimonia una presenza umana appena percepibile… E’ la Bari Vecchia che amo, un’opera d’arte a cielo aperto, dove permane, per quanto con crescente fatica, la “cultura del vicinato”, quella solidarietà e quella vita comune, retaggio di tempi antichi, quando la casa di ciascuno era un po’ la casa di tutti.”

 

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