Venerdì 16 Novembre 2018
   
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ANNALISA MANCINO QUANDO LO SCRITTORE DIPINGE CON LE PAROLE

le massime di annalisa mancino

le massime di annalisa mancino Il silenzio, unico accesso alla parola. Può divenire il silenzio una parola? Molti direbbero di no, altri affermerebbero il contrario. Ebbene, a spiegare questo e tanti altri punti interrogativi è la stessa autrice di tale “massima”, Annalisa Mancino, la quale, martedì 9 agosto presenta il suo nuovo libro “Linee di Massime” nel giardino del Jazz Club Ueffilo, ospite di Filippo Cazzolla e dello chef Fabio Caffio che con Fulvio Artusi e Claudio Cordasco delizia il palato dei presenti e che per la serata ha ideato la pizza “Aforisma”.

Una presentazione “di prova”- come afferma l’aforista - “ma di grande onore. Ci tenevo che l’anteprima avvenisse a Gioia perché questa è la mia casa”. L’evento organizzato a “Palazzo Romano Eventi” è presentato da Lucio Romano, dal critico d’Arte Pino Scaglione e dal professor Giuseppe Procino, compagno di liceo ed amico dell’autrice che vive da quattordici anni a Martina Franca. L’allestimento della mostra e l’addobbo floreale anch’esso a “tema” - ricorda Romano nel suo intervento - è stato curato da Germana Surico. Splendida anche la locandina realizzata da Alessandro Capurso, tra le colonne di Palazzo Romano.

La serata evole massime di annalisa mancinoca sin dalle prime battute un clima di amicizia e di ricordi. Tre blocchi di aforismi in esposizione al Uéffilo fino al 15 agosto che si alternano alla soave poesia della musica, lasciando che il pensiero viaggi e si immedesimi nelle parole. Tre blocchi ben visibili al pubblico, poiché la parola è ben raffigurata su tela.

Un mix perfetto di arti: parole e colore si fondono ricreando l’arte concettuale del Novecento. Provocazione, apertura al pensiero, al confronto, allo stesso messaggio che Annalisa Mancino vuole trasmettere. Musica, pittura, poesia non sono separati: ritorna il concetto di visione, visione degli occhi, dell’udito, del tatto, del pensiero.

Scandiscono la presentazione alcuni interludi musicali di musica dell’avanguardia Francesco Massaro non al sax, come di consueto, ma al clarinetto e Mariasole De Pascali al flauto traverso.

Pino Scaglione coinvolge il pubblico ponele massime di annalisa mancinondo domande e suscitando riflessioni. Tra gli interventi ricordiamo quello di Antonella Caprio, Rosella D'Aprile, di alcune amiche di Annalisa e del senatore Piero Liuzzi.

Scaglione paragona l’aforista - categoria di cui non vi è traccia nel panorama filosofico e poetico - ad una espressione dell’arte concettuale e per pochi minuti trasporta il pubblico nell’universo delle avanguardie e degli anni ’60 e ‘70, citando Ugo Nespolo - esponente di spicco della poesia visiva che le potenzialità espressive della parola in relazione all'immagine -, il futurista Giacomo Balla ed altri artisti con l’intento di perimetrare in una corrente la produzione letteraria della Mancino, che a suo dire potrebbe ulteriormente crescere, occupando un posto di rilievo nel panorama artistico-letterario trasportando su tela i suoi aforismi.

“Annalisa ha creato. E’ interessante il lavoro concettuale di portare su tela le parole, le massime di annalisa mancinosostituendo al concetto di idea quello di visione. E’ necessario far convergere le diverse declinazioni, la verità delle parole, del colore… in modo da raccogliere sul territorio una eredità importante, quella di una espressione artistica eventualista.”

Ai margini il centro del pensiero”: Il primo blocco rispecchia la vicenda personale dell’autrice, il suo essere dicotomico, sintetica nello scrivere, prolissa nel parlare. “Non mi reputo un’artista, ma una donna che scrive i suoi pensieri”. Annalisa analizza il mondo, pensa, chiede consiglio, si confronta e, successivamente, fa uscire il suo mondo interiore che ritorna sottoforma di energia della parola. “Anche i mediocri hanno un’anima, quella gemella”: Tema del secondo blocco è l’ira, derivante dal rapporto conflittuale che l’autrice ha avuto nel suo passato con l’altro sesso. Come afferma nel corso della serata il professore di storia dell’arte Pierluca Cetera, da sempre l’ira è uno degli input dell’arte. La rabbia, per essere uno stimolo efficace, deve essere immediata, deve “graffiare”… nel caso dell’autrice potrebbe esser definita una rabbia situazionale.

Dora Intini legge con brio alcune delle massime che a breve andranno a far parte di una seconda produzione letteraria della scrittrice, dando così voce ai suoi pensieri.

Il silenzio, unico accesso alla pale massime di annalisa mancinorola”: il terzo gruppo è dedicato alla visione del mondo. L’autrice ha una visione idealistica. “L’arte è umile umanità, che riesce a trasferire il suo intimo nell’opera. L’umanità è definita sotto ogni centro di visione: la bellezza, la fede, la sintesi…” afferma il critico Pino Scaglione.

L’autrice - provocata da un acuto intervento di Giuseppe Procino -, spiega il significato del silenzio per lei: il silenzio è suo alleato. Da sempre, ha fatto un distinguo tra solitudine e isolamento. Lei, nella sua vita, ha scelto la solitudine per rimettersi in moto.

Per Procino Annalisa scrive di istinto, è attivissima, a tratti logorroica, ma molto analitica per cui a fine giornata – dopo aver “ruminato” al pari di una cerbiatta, è portata alla sintesi e nascono così i suoi aforismi.

La serata si conclude con un ultimo aforisma, questa volta non dell’autrice ma di Antonio Castronuovo ed un applauso musicale del suono del clarinetto, affinché si ricrei l’aria colorata della poesia, che ha accompagnato l’intera presentazione. [Foto Mario Di Giuseppe]

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