Lunedì 19 Novembre 2018
   
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FABIO MOLA RICORDA MICHELE MONTESARDO E LA SUA VITA-foto

michele montesardo

flash mob x michele montesardo flash mob x michele montesardo Nel Flash Mob organizzato il 12 agosto in ricordo di Michele Montesardo vi era, insieme ad amici e conoscenti, la sua famiglia: le sorelle Rita, Giulia e Giusy, il cognato e i suoi nipoti, tra cui Fabio Mola che ci ha omaggiato - e per questo lo ringraziamo di cuore - di un commovente ricordo biografico di suo zio, di seguito riportato, da cui si evince il suo spessore umano ed una vita a tratti anche avventurosa, ai più sconosciuta.

Michele Montesardo era davvero una persona speciale! Lo ha ricordato Mariolino Losito, suo amico di infanzia, il 12 agosto in Piazza Pinto, nell’angolo in cui Michele era solito esporre i suoi libri, dedicandogli alcuni brani eseguiti alla chitarra che tanto Michele amava: “Quando” di Pino Daniele, “Con tutto l’amore che posso” di C. Baglioni, “Caruso” di Lucio Dalla e “The show must go on” dei Queen.

I presenti intorno al banchetto colmo di circa un centinaio di libri portati da casa, emozionati e con lo sguardo fisso, hanno ascoltato e reso l’ultimo saluto a Michele... tra di loro - commossi -, Lello Pastore e Irene Martino. A fine commemorazione l’idea di portare i libri raccolti nella sede delle Book Lovers coordinate da Chiara Rubino, non si è concretizzata… ognuno aveva preso con se uno dei libri, lasciando il banco vuoto.

“Michele sarebbe stato contento di vedere tanta gente portare con sé un libro - ha affermato Tonia Scarnera, sorella di Nino, amico d’infanzia di Michele -. Stasera era presente tra noi e con discrezione, così come era solito per indole, ha compiuto un piccolo miracolo. Mariella Colacicco, collezionista dei libri di Lyala, aveva chiesto a Michele di aiutarla a trovare uno dei testi che le mancavano e nella serata del Flash Mob ha incontrato una lettrice che glielo regalerà. Intanto le migliaia di libri custoditi in casa da Michele sono stati portati in una stanza dei servizi sociali e presi in custodia da una Associazione che provvederà affinché siano collocati adeguatamente in sua memoria.” [Foto Mario Di Giuseppe]

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“MICHELE MONTESARDO, MIO ZIO” DI FABIO MOLA

michele montesardo“Sapeva ascoltare, e sapeva leggere. Non solo i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso”… questa citazione di Alessandro Baricco credo si possa associare alla figura di Michele Montesardo, mio zio.

Molto spesso nella vita di tutti i giorni ci passano accanto delle persone “invisibili” e diamo per scontato che la loro vita sia sempre stata quella, ma ci sbagliamo.

Michele è nato a Taranto nel 1955 da una famiglia benestante, mio nonno era un commerciante molto conosciuto all’epoca, un uomo autoritario, poco incline a gesti d’affetto e amore paterno nei confronti dei propri figli, soprattutto dei figli maschi, tra cui lui, con una sensibilità spiccata.

All’età di 18 anni Michele, partì, come tutti i suoi coetanei dell’epoca, per la leva militare entrando in un battaglione dei Bersaglieri a Salerno.

Intenzione sua era quella di intraprendere la vita militare nel Corpo della Finanza e, superato il concorso, vide sgretolarsi tra le mani il suo sogno poiché mio nonno, non volle firmare il consenso (si diventflash mob x michele montesardoava maggiorenni a 21 anni), per motivi banali: pretendeva che i figli maschi lo aiutassero nel suo lavoro.

Non volendo assecondare il padre, dopo questa prima batosta, Michele si trasferì a Firenze entrando come civile all’Accademia Militare, dopo qualche anno iniziò a studiare in una prestigiosa Scuola di Cinematografia a Bologna, diplomandosi e iniziando a lavorare nella città emiliana come operatore cinematografico e come fotografo professionista, stringendo rapporti di vera amicizia con il regista di film Horror, Dario Argento e con il famosissimo scrittore Umberto Eco, scomparso lo scorso 19 febbraio, di cui aveva enorme stima e che ha ricordato in una raccolta di lettere, ritrovata tra le sue cose da mia sorella, in cui diceva: “Umberto Eco è morto oggi, 19 febbraio 2016. E’ stato il più grande scrittore d’Italia, 84 anni. Il grande semiologo, professore all’Università di Bologna. Me lo ricordo che era seduto alla scrivania del bidello o operatore scolastico… ascoltavo tutte le sue lezioni”.

Da Bologna si trasferì a Londra continuando il suo lavoro e iniziando una relazione sentimentale con una ragazza del posto. Alla morte del padre, tornò a Gioia del Colle dove iniziò a lavorare per conto di un parente e sposandosi, dopo alcuni anni, con una ragazza di origine marocchina vissuta in Francia. Dopo quattro anni circa si separarono per incompatibilità culturale e religiosa.

Con l’aggravarsi delle condizioni di salute della madre, a cui era legato pur avendo un rapporto conflittuale, iniziò a dedicarsi esclusivamente alla sua più grande passione… i libri. Scrive nelle sue lettere: “Preferisco la solitudine, perché attraverso i miei nobili libri, riesco a vivere…”.

Ogni giorno si recava presso Piazza Pinto con il suo banchetto di libri e le sue idee che tutti ormai conoscevano. Dalle sue lettere si evince la mancanza che gli aveva arrecato la perdita della madre lo scorso anno avvenuta il 6 agosto 2015, il giorno dopo dell’antecedente anno alla sua stessa scomparsa, il 5 agosto quasi una beffa del destino.

Io lo ricordo, quando ero bambino, come uno zio simpatico, allegro, pronto sempre ad allietare le situazioni con la sua ironia e con una cultura enorme… Eravamo sempre affascinati dai suoi racconti quando tornava a Gioia dai suoi viaggi… ma ahimè l’avevo perso di vista da anni, non conoscendo effettivamente la sua vita, sentendo solo ciò che mi raccontavano i miei familiari.

E’ sempre stato un giovane all’avanguardia con i tempi, per alcuni aspetti anche hippie amante di qualsiasi forma d’arte. Una persona semplice che amava la sua vita. Sempre tra le sue lettere, ne ho trovata una recente in cui scriveva: “ … giovedì flash mob x michele montesardo14 febbraio. Questa giornata è per gli innamorati, mentre io, nonostante il destino crudele, che per tanti anni mi ha dato tante delusioni, sono sempre innamorato della vita e di tutto quello che è un bene”.

Oltre questo credeva fortemente in Dio: “Ho notato che ogni giorno, l’uomo si muove attraverso il bisogno di sognare, si programma delle aspettative che diventano illusioni… ma io credo in Dio, perché lo sento sempre accanto… che mi fa felice anche in situazioni difficili, Egli il più bravo di tutti”.

Sono tanti i pensieri che mi sono venuti in mente in questi giorni. La gente che ci ha chiesto di mio zio, che si è affacciata a casa sua quando eravamo intenti a mettere ordine tra le sue cose e raggruppare tutti i suoi libri, più di tremila, per donarli alla Biblioteca di Gioia del Colle, affinché il suo sogno di divulgazione della cultura non fosse vano; tutta la gente che si è presentata al Flash Mob che c’è stato in suo onore venerdì - 12 agosto - in Piazza flash mob x michele montesardoPinto, le parole di dispiacere e stima, miste a commozione che hanno avuto nei suoi confronti, le lacrime di un suo amico d’infanzia che ha voluto omaggiarlo attraverso delle melodie dei Queen e Lucio Dalla con una chitarra classica di cui lui era grande amante e autodidatta… mi hanno sbalordito e mi sono detto: “Allora era davvero tutto ciò mio zio… non era invisibile come lui credeva, non era solo!”.

Forse se avesse percepito tutto questo calore, tutta la stima dei suoi amici, il bene sincero che ho visto nei loro occhi, l’affetto della sua famiglia… lui sarebbe ancora tra noi… perché tutti i problemi di salute che una persona può avere, a mio parere, si aggravano quando ci si sente soli, inutili, invisibili al mondo.

Nella vita di tutti i giorni siamo intenti a vivere le nostre vite e diamo per scontato che quella determinata persona ci sia sempre e comunque. Nel 99,9% dei casi è così… ma c’è sempre quello 0,1% che non si considera mai, e quando lo si percepisce, nella propria mente risuonano parole come “flash mob x michele montesardo… ma se avessi detto… o se avessi fatto di più… forse…”.

Sicuramente Michele, ha insegnato a tutti che non serve essere persone visibili per essere apprezzati, si può anche rimanere in ombra. La verità è che lui ci ha ricordato che per essere felici basta veramente poco, per questo tutti gli vogliono bene. E’ riuscito, silenziosamente, ad estrapolare da ognuno di noi, ciò che è linfa vitale per l’uomo l’essenziale… lui credeva nella semplicità di tutti, perché è la vita che ci trasforma, ci incattivisce, ci fa diventare schivi nei confronti degli altri.

Venerdì sera il suo ricordo ha unito tanta gente. Ha fatto ritrovare amici d’infanzia, nuove conoscenze, ha unito persone diverse tra loro con un unico scopo: il ricordo ma in primis l’umanità. Esiste ancora.

Da parte mia e di tutta la famiglia Montesardo, vorrei ringraziare Lyuba Ceflash mob x michele montesardontrone e Filippo Linzalata per aver aiutato me e mia sorella con i libri di nostro zio, l’assessore e mia carissima amica Anna Maria Longo e il Comune di Gioia del Colle per aver accettato la donazione dei libri e aver messo a disposizione dei locali per la conservazione, tutta la gente accorsa al Flash Mob in Piazza Pinto, l’associazione Book Lovers, la libreria Minerva, il signor Mario Losito e Mario Di Giuseppe, la redazione di “Fax” e “La voce del paese” nella figura della gentilissima Dalila Bellacicco, la sig.ra Beatrice de “L’Alternativa” ricordata con parole di riconoscenza e stima da parte di mio zio nelle sue lettere e di quanti non sono riuscito a nominare ma che hanno voluto bene a mio zio.

Non ho scritto questa lettera per esaltare unicamente la figura di Michele come unicum in questo paese, sono sicuro che c’è tantissima gente come lui da apprezzare e vivere degna di altrettanta attenzione.

Commenti  

 
#4 marica 2016-10-22 12:10
conoscevo la persona...poverina. In vita ne parlavano sempre male...e ora che è morto si scrivono lettere di elogi.
 
 
#3 Fabio Mola 2016-08-17 12:08
Rispondendo al sign. o signora Zagor (che avrebbe potuto palesarsi...):

Ho scritto nella lettera che erano anni che non seguivo mio zio...non ho usato parole ampollose di nessun genere...ho semplicemente raccontato la storia di mio zio...mi sembrava il minimo che si potesse fare.
Forse lei non sa, ed è per questo che ho scritto la lettera, che mio zio VOLEVA VIVERE COSì, di amici nè aveva e tre sorella di cui una in maniera particolare MOLTO affezionata a lui.
E' stato aiutato in ogni maniera...ma anche lui ha le sue pecche come tutti quanti noi.
Se la gente si è fatta viva ora che lui non c'è...ma che ben venga lo stesso. Sicuramente il loro gesto è sincero...
Io ho creduto in ogni parola detta da ogni singola persona...Non cerchiamo sempre di trovare la pagliuzza nell'occhio altrui senza vedere la trave che abbiamo nel nostro...
Non mi interessa se i gesti sono stati spesi con sincerità o meno...comunque sono stati fatti...ed io personalmente sono felicissimo per Michele, poichè, se davvero esiste un mondo ultraterreno, almeno potrà rendersi conto di quanti lo apprezzavano. Continuo a ringraziare tutti.
 
 
#2 La Zanzara tigre 2016-08-17 06:23
Tipicità gioiese...
 
 
#1 zagor 2016-08-16 08:57
Che strano pero' quando una persona vive non viene considerata... a tal punto da vivere come un'eremita. da morto si fanno vivi da dovunque e da altrove persino da dedicargli dei pensieri ....mi fermo qui .....
 

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