Venerdì 16 Novembre 2018
   
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PINO SCAGLIONE: “LA SCOMMESSA? UNA CULTURA DI QUALITÀ!”

scaglione

Cultura in senso contemporaneo è convergenza di tutte le discipline, intese come diverse declinazioni intorno agli stessi temi dell’uomo, alla ricerca di una verità. Nei colori, nelle note, nelle parole.[…] La Cultura unisce, è inclusiva… la sottocultura divide, crea rivalità.” [P. Scaglione]

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Pino Scaglione (2)È frequente l’affermazione che la Cultura rappresenti un volano per la crescita economica del territorio. Spesso nelle linee programmatiche le forze politiche dichiarano di volersi avvalere della Cultura per sviluppare piani strategici di crescita, tali da rafforzare lo spessore economico di una città. Ma a parte la ritualità dei programmi elettorali e delle scontate dichiarazioni d’intenti, spesso molto simili tra loro, esiste davvero la possibilità che la promozione della Cultura contribuisca alla crescita economica? E in quale modo questo può essere vero anche per una città come Gioia del Colle?

Abbiamo girato questi interrogativi ad una persona impegnata per propria passione nel mondo dell’Arte e della Cultura, ma al tempo stesso attiva per professione nel mondo economico. Si tratta di Pino Scaglione, articolista e critico d’arte. Qui a Gioia anche animatore di incontri culturali, su iniziativa di “Palazzo Romano Eventi”. Ma è da molti anni direttore di filiale per un noto Gruppo Bancario nazionale, per incarichi svolti in diverse città della provincia di Bari. Quindi in grado di leggere le vicende artistiche e culturali di un territorio valutandone l’impatto economico in termini di reale efficacia.

Pino, quanto è vero che l’attenzione alla Cultura può significare concretamente un miglioramento diffuso delle condizioni di vita - sociali ed economiche - di una città, e in particolare di Gioia del Colle?

“Direi che è assolutamente vero ovunque, a Gioia del Colle è addirittura necessario. Non soltanto per lo sviluppo economico. Partirei da una premessa. Credo che in questa città sia concreta e tangibile una grande voglia di futuro. Non vorrei entrare nel merito delle motivazioni, ma questo appare come un luogo che dimostra di voler chiudere i conti con il proprio passato ed è alla ricerca di una nuova identità collettiva. Di un futuro. Allora, la storia ci insegna che i cambiamenti veri, quelli che trovano radicamento nel sentire profondo di una società, passano attraverso l’assunzione di valori che il “sentiment” dei singoli assorbe dal mondo della Cultura. Non parlo di erudizione o di ricercatezza intellettuale, ma di Cultura. Ovvero ricerca della verità. Anzi delle verità. Perché questi sono i valori che contano nell’arte, nelle lettere, nella musica. Le verità umane, alte e trascendenti oppure piccole e quotidiane che siano, sono in realtà i valori declinati in un quadro, in un romanzo, in una poesia, nelle note, nella realtà del palcoscenico o dello schermo. Così come per l’individuo la ricerca della verità è alla base del cambiamento, del rinnovarsi, lo è anche per una collettività. Per questa ragione è universalmente accettato che il futuro nasce dal fare Cultura. Sarebbe esistito il ’68 senza Ginsberg o Kerouac? Oppure il Risorgimento senza Verdi e Manzoni? Gli artisti, i letterati, gli intellettuali “vedono” i cambiamenti della realtà prima ancora che si concretizzino. Questo tanto per esemplificare e semplificare, un discorso che in realtà è molto più complesso. Che porta alla libera e spontanea formazione di un io collettivo che disegna il futuro. A patto che si tratti di Cultura e non di sottocultura”.

Perché questa distinzione? Che significa? Non in senso letterale, ovviamente.

“La Cultura unisce, è inclusiva pur nel confronto delle diverse anime ed esperienze. Invece la sottocultura divide, crea orticelli e steccati, spesso rivalità. La Cultura è una forza generatrice, crea nuove idee dal confronto, e nuove visioni. Il futuro, appunto. La sottocultura è sterile, non aggiunge nulla ed è solo fine a se stessa. Basta osservare questo per capire se si fa Cultura o sottocultura. Ovvero, non è detto che sia Cultura occuparsi di un premio Nobel e sottocultura di un poeta di paese. Non è in questo la distinzione, ma nelle modalità di approccio. La Cultura è divenire, è crescita nella ricerca delle verità, quindi produce risultati. Perché la visione stimola al cambiamento, alla novità, al rinnovamento. Se non produce questo, è sottocultura”.

A proposito di visione, questo termine è forse inflazionato e non sempre viene inteso con la piena consapevolezza di quanto sia importante. Sei d’accordo?

“Purtroppo sì. Mentre è proprio attorno al concetto di visione che si sviluppa la Cultura contemporanea. Vedi, da Platone agli Illuministi l’umanità ha tralasciato la dimensione del mito ed ha cercato di spiegare se stessa con la ragione, escludendo tutto ciò che con la ragione è inspiegabile. Il Novecento segna una svolta. La pittura, la scultura, la musica, la letteratura e tutte le altre arti fondano non più sull’idea razionale che l’uomo ha di sé ma sulla visione.

La prima conseguenza è un forte “avvicinamento” tra la “Cultura alta” dei cenacoli intellettuali e la “Cultura popolare”. È così che nascono le avanguardie storiche del Novecento. La pittura astratta, surrealista, informale, poi la pop-art, l’arte povera. Il teatro moderno, la letteratura contemporanea, il jazz, il rock e così via. Purtroppo non siamo tutti figli del nostro tempo e c’è ancora un’umanità che culturalmente, ma direi legittimamente, risiede ancora nell’Ottocento.

Ciò spiega per esempio le difficoltà, per restare nel mio ambito di elezione ovvero le arti visive, ad accogliere l’Arte Moderna. La causa va ricercata anche nel sistema di istruzione, fortemente legato alla singola “disciplina” o “materia”. Per questo a volte in ambito culturale si definisce “scolastico” qualcosa che si intende ridimensionare, personaggio oppure opera che sia.

Cultura in senso contemporaneo è convergenza di tutte le discipline, intese come diverse declinazioni intorno agli stessi temi dell’uomo, alla ricerca di una verità. Nei colori, nelle note, nelle parole. A generare la “visione” è la convergenza di tutte queste “verità”.

Sei a Gioia del Colle da più di due anni. Hai conosciuto molti protagonisti della Cultura locale. In che misura riconosci in loro queste tue considerazioni? Si può parlare di un contesto culturale coerente ed evoluto?

“Questa domanda, in realtà, mi dà la possibilità di entrare poi nel tema dell’impatto economico delle attività culturali. Il perché è semplice. Non sono pochi i “protagonisti”, come li chiami tu, della vita culturale gioiese autonomamente in linea con la contemporaneità. Vorrei non fare nomi ma nelle arti visive, nelle lettere e nella musica vi sono gioiesi che esprimono una produzione artistica di elevato spessore. La loro opera è di sicuro interesse per una platea piuttosto ampia. Quando, fuori Gioia, si presentano al pubblico regionale, ed oltre, gli apprezzamenti non mancano. Ma perché questo valore sia spendibile in termini economici per la città dovrebbe attrarre a Gioia le platee degli interessati. Invece, tranne qualche sporadica eccezione, la platea degli eventi culturali gioiesi è sempre la stessa ed è composta quasi esclusivamente da gioiesi. Questo non genera alcun valore aggiunto per la città. Circa il “contesto culturale”, oltre le eccellenti individualità non vedo un “mood” culturale, un tratto distintivo che di suo attragga ospiti, quindi risorse. Perché in fondo di questo si tratta. Attrarre nel paese risorse, presenze che spendano qui il proprio denaro all’interno oppure a margine di occasioni di incontro, questo è. Come per le città d’arte e di Cultura. Altrimenti, se parliamo di sviluppo economico, sono chiacchiere. Matera, per esempio, si è guadagnata già prima ancora della designazione a città europea della Cultura il riconoscimento di un “mood” artistico e culturale che attrae con le sue tante iniziative centinaia se non migliaia di presenze. Eventi letterari, artistici e musicali di largo interesse esistono lì già dagli anni novanta”.

Quindi in concreto cosa occorre a Gioia secondo te?

“La realizzazione di opportunità, occasioni per attrarre ampie basi di pubblico e per più tempo possibile. Quello che occorre per una utilità economica è attrarre con continuità sempre più ampie platee. Con una pluralità di occasioni, non con un evento singolo, per quanto importante. Tante e frequenti occasioni, di qualità. Parliamoci chiaro, Gioia non ha nella sua storia un Alberto Burri, il cui museo a Città di Castello è visitato di continuo da un pubblico che proviene da tutti i continenti. Non ha particolari bellezze architettoniche come Lecce oppure Ostuni. Non ha manifestazioni storiche articolate in più giorni come molti Comuni italiani, anche più piccoli di Gioia del Colle. In concreto potrebbe invece realizzare con continuità manifestazioni articolate su più giorni. Poesia, musica, letteratura. Oppure mostre d’arte, di una certa durata minima. Iniziative capaci di coinvolgere pubblico e concorrenti. Premi artistici, letterari e teatrali, magari valorizzando nomi emergenti, oppure scoprendo nuovi talenti. Gioia ha un punto di forza. Molti contenitori. Un teatro, un castello. E diversi soggetti culturali, associativi e non. Quindi può accogliere, diventare la città dell’accoglienza culturale”.

Da poco si è insediata una nuova amministrazione comunale. Ti senti di esprimere qualche suggerimento ai nuovi amministratori?

“Intanto di saper distinguere la cultura dalla sottocultura. Purtroppo nelle realtà locali di tutta Italia spesso non accade. Poi di sostenere la Cultura evitando la solita strada delle contribuzioni in denaro ai soggetti e soggettini che operano nel campo. Associazioni, privati, artisti e così via. Potrebbe invece con una ragionevole spesa dotarsi di strumenti tecnologici di qualità, audio, video, luci ecc., e concederli in uso a chi ne fa richiesta ed abbia un minimo di requisiti. Poi la ristrutturazione e l’uso dei luoghi idonei e innovativi. O concedere l’uso di quelli tradizionali come il teatro e le piazze. Una dotazione di sedie. Di pannelli espositivi. Insomma la strumentazione di base per realizzare decorosamente manifestazioni culturali. Questo comporterebbe anche la necessità di un calendario di eventi, evitando duplicazioni e sovrapposizioni. Ma, chiedo scusa, sulla qualità dei contenuti una amministrazione può fare ben poco. Questo dipende dalle persone e da una “classe” intellettuale, passami il termine, che sia davvero tale. E senza la qualità non si attrae nessuno. In fondo è questa la vera scommessa”.

Commenti  

 
#1 pulcinella 2016-08-07 13:01
L'articolo è ben fatto, le domande chiare e ben formulate e le risposte interessanti. Sono andato a vedere su Internet cosa significa "mood", come dice il critico. Significa "atmosfera", "clima", ambiente dico io. Allora mi sembra che a Gioia siamo proprio messi male. Perché la faziosità della vita politica si ripresenta pari pari nella vita culturale. Non c'è speranza per Gioia. Non basta una amministrazione di gente onesta e trasparente, non bastano persone di cultura. L'ignoranza è nei comportamenti.
 

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