FILIPPO PARADISO TRA LE COSTELLAZIONI DEI POETI

Filippo Paradiso

attestato Filippo Paradiso_Page1 Il poeta è immortale… frantuma la sua anima in versi e parole, schegge che volano lontano in una diaspora che dissemina frammenti di verità. Raccogliere questi frammenti, raccontare di Filippo Paradiso, è cercare di imbrigliare il vento…

Alle 3 di notte del 24 luglio il suo ultimo respiro faticosamente rubato alla vita ed il 25 luglio, alle 17 nella Chiesa di S. Lucia, l’ultimo omaggio ad un grande poeta.

Filippo, un sorriso, occhi che brillano, assetati di vita e curiosi di tutto. Nella sua stanza, mentre il respiro è scandito dal respiratore, nessuna percezione di dolore ma tanta serenità, quella che da sempre irradia, costringendo i suoi amici ad essere indulgenti verso i quotidiani affanni, al cospetto di un dramma, quello di una malattia che giorno per giorno gli ruba la vita, vissuto con tanta dignità.

Lo ricordano gli amici di sempre, Raffaella che bambina, dal balcone di casa lo osserva giocare a carte in via Raffaello Sanzio con gli amici del liceo sulla “chiancarazza”, sempre pronto a fare scherzi anche alla morte, grato alla vita in ogni istante, sorridente e traboccante di amicizia ed amore. Quando la distrofia blocca la sua corsa e rende stentati i suoi passi, sono i suoi amici a spingere la carrozzella in allegre corse nella Fiera del Levante ed ovunque voglia andare. Anche in ospedale fa “conquiste” e quando diventa suo compagno di vita un respiratore, ama anch’esso: è parte della sua famiglia, con mamma Lina, il suo eroico angelo custode, Angelica, il suo sguardo sul futuro, Laura… Gli altri sono già tutti in cielo.

Ma più di ogni altra cosa, Filippo ama la poesia. E’ il suo respiro… Angela lo incontra nella sua adolescenza e resta affascinata dalla sua energia, dal suo senso dell’umorismo, dalla sua inesauribile voglia di vivere. Nel ’91 gli suggerisce di scriver poesie… lei e Cataldo non lo lasceranno mai solo… E da allora Filippo non ha mai smesso di “poetare”... Pian piano Quasi niente di Filippo Paradisoha vergato versi ed ogni giorno altri ne ha pensati.

Le sue tre pubblicazioni: “Quasi niente” (1997), “Sommersioni Notturne” (2002) e “Orme d’uccelli sulla neve” (2007) a stento contengono pensieri e parole sedimentati in lunghe notti silenziose, in cui l’eco del mare, l’odore di salsedine, la carezza del vento sulla pelle tornano vivide realtà.

E di amici poeti Filippo ne ha tanti… la sua capacità di creare rete e intessere relazioni di amicizia è eccezionale, l’esser “costretto” in una “steppa, tre metri per quattro dove tutto mi ingombra e necessita” non limita i suoi orizzonti.

Alda Merini scrive la prefazione di “Orme d’uccelli nella neve” ed altri illustri poeti leggeranno i suoi versi e gli saranno accanto, tra i più vicini Giacomo Leronni, Nunzia Bianco Sala, Michele Cavallo, Fortunato Buttiglione...

Il 28 maggio del 2011 porta a Gioia la soprano e flautista giapponese Yuko Miyanaka e per lei organizza con i suoi amici di sempre un “Concerto di Primavera” dedicato agli studenti in ricordo delle vittime di Hiroshima.

Nel 2009 dedica parole “di fuoco” a Carmina Martellotta e scrive in versi le didascalie delle diciassette illustrazioni di “Memorie dal Fuoco”, un’opera che suggella una delle amicizie più preziose di questi anni, quella con Gennaro Losito cui tanto, tantissimo mancherà… Sono di Filippo Paradiso i versi letti ogni anno durante la commemorazione dei Martiri del 1799 al cospetto del monumento a ridosso del Castello.

Nel 2011 membro del “Comitato Pugliese per il 150° anniversario dell’Unità Nazionale” omaggia i soci con un suo patriottico componimento - “150” - che accompagnato da una lettura critica a firma di Sergio D’Onghia sarà consegnato al Presidente della Repubblica. 

Nel giorno del suo sessantesimo comsommessioni notturne di Filippo Paradisopleanno, il 18 maggio del 2013, al poeta che tanti poetici acrostici e poesie ha dedicato ai suoi amici, vien donata una composizione “poetica” scritta da alcuni di loro ed illustrata da Mario Pugliese. La gioia di quel giorno è nella foto pubblicata, in essa è racchiusa la sua essenza!

Filippo ispira chi gli è intorno…

Sei come il fiore del tarassaco: fermo nel prato, aspetti che il vento soffi i tuoi germogli lontano…” scriverà Cristina ed i suoi versi sono la “summa” di un intero percorso di vita e di poesia.

Ed Esther Celiberti "[...] Con te partirei sull'orlo turchino/dei sogni un viaggio rimarrebbe/ e delle campane l'immoto dell'alba."

Pino Dentico di “Sommersioni notturne” scrive: “Il percorso è scabro ed impervio, ne siamo avvertiti: qui, non di caute immersioni si sonda l’esperienza, quel deliberato reversibile proposito di introdurci o permanere in un elemento, sia acqua sonno o carne, ma di irreversibili sommersioni siamo chiamati a misurare con un brivido la depredante eppure rivelatrice potenza, questo coprire (o lasciarsi coprire) l’esistenza dell’equoreo sincero sudario che pone fine alla illusorietà del nostro stato, svelandone a tutto tondo la precarietà […]”.

“Quasi niente” ispira Giovanni Capotorto: “[…] L'elemento autobiografico, la storia personale dell'autore fanno da sfondo al desiderio di scrivere, che Paradiso definisce rifugio e ponte, un modo per recuperare dentro di sé le emozioni ed i sentimenti più nascosti per donarli agli altri. Una ricerca a volte dolorosa perché porta a scavare nell'intimo, a mettere a nudo la propria anima.[…]

Giacomo Leronni, profetico nel 2013 scrive: “[…] Ma noi non scegliamo mai: /tutto si squama quando deve/ tutto prima di spegnersi profuma/ quel tanto che basta/ per allettare l’amore dall’ombra./ Forse dobbiamo distaccarci/ da qualcosa. Andare a fondo/ se il pelo dell’acqua/ c’intossica, accontentarci/ di non essere mai stati.[…]”

Ed infine Sebastiano Lagosante il 18 maggio del 2013 lo descrive con queste parole: “[…] Porto sicuro in cui approdare/ Per rinfrancarsi dalle tristezze ed/ offrire un sorriso agli altri.[…]

Filippo ama la notte…

La notte è la miOrme d'uccelli nella neve di Filippo Paradisoa dimensione preferita… è un fluido in cui difficilmente ti immagini ma ne sei sommerso…”. “Il luogo del nulla dove si spande l’infinito… una stanza segreta… chi legge ne apre la porta” e può vedere ciò che in quel momento lui ha nel cuore, anche perché “Il bello è il mistero dello scrivere, quello che hai in mente cambia strada facendo, ti addentri in spazi inesplorati”. Molti versi nascono di notte, quando si dissolve alla “luce obliqua dei fari”, ai “riverberi d’auto” che sciabolano e feriscono il buio. E’ lei, la notte la custode delle “ali” riposte con cura nel cassetto perché “quando il giorno tace potrei voler sognare”, le stesse ali che il sole può sciogliere come cera, che solo dal buio attingono forza ed energia per tornare a volare… nei sogni…

Un uomo, un poeta, un animo “provato” che non sa impedirsi di amare tenacemente la vita…, le ha perdonato tutto: gli affetti persi per strada, le dure prove, i sacrifici, le fragili illusioni. In questo perdono la granitica forza di un poeta per cui “scrivere una poesia è come respirare, sentire il sangue che scorre, è una cosa naturale, indispensabile”, che placato dai versi irradia serenità ed un raro senso di pace, ogni cruccio si dimensiona, con stupore si scopre di essere ancora capaci di provare amore per la poesia della vita e della non vita… perché la morte può ghermire un corpo stanco e provato, ma non gli “oceani di luce” che sgorgano dai versi di un Poeta. Ed ora corri, vola, Filippo… Nessuno più ti fermerà!

Finché
Il tempo scandirà tregue di istanti e
Levigherà le asperità di ore frantumate
In questa folle corsa verso il nulla
Porterai brezze di stupore e incanto
Penetrerai silenzi,
Occupati da spazi infiniti.
 
Potrai scorgere
Al di là dell’orizzonte
Ridenti, vibranti speranze
Addii mai pronunciati
Dolci ricordi, raminghi nella mente
Inutili affanni e insipienti ansie.
Soffuse stelle, costellazioni di amicizia
Ottenebrano, da sempre e per sempre, il buio della solitudine.