Venerdì 16 Novembre 2018
   
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IL RACCONTO DI SALVATORE (SASÀ) STRIANO AFFASCINA I GIOIESI-foto

salvatore striano sasà

salvatore striano sasà Anni ’80. La criminalità domina incontrastata e prolifera placidamente fra i vicoli e le viuzze dei quartieri spagnoli di Napoli, dettando legge dall’alto della sua illegalità. Sasà e Totò hanno nove anni e l’innocenza sul loro cammino non l’hanno mai incontrata, nemmeno per sbaglio: vivono di furtarelli, vendono sigarette di contrabbando e riforniscono le prostitute di cosmetici, muovendosi con destrezza fra i banconi dei supermercati e le borse semiaperte. Eppure mani leste e occhi furbi non salvano dalle vessazioni  e dalle intimidazioni della camorra. Costretti dalle vicissitudini, a Sasà e a Totò non resta che optare per il paradosso: per difendersi dai camorristi entrando a farne parte e lottando strenuamente contro di loro con le loro stesse armi. È da una guerra senza esclusione di colpi che nascerà la prima, vera scissione nella storia della camorra napoletana e il sogno utopico delle Teste Matte, ragazzi talmente folli da dichiarare guerra a tutti i clan di Napoli.

Protagonista di salvatore striano sasàquesta storia bella e tremenda è Salvatore (Sasà) Striano, autore insieme a Guido Lombardi, del romanzo “Teste Matte”, presentato martedì 31 maggio presso il Seven Cineplex di Gioia, nell’ambito del progetto Letteratura e Cinema.

L’evento, fortemente voluto da Giovanna Magistro e reso possibile grazie a Giancarlo Castellano e il patrocinio del Comune, ha visto la partecipazione dello stesso Striano, e gli interventi dei docenti Irene Martino e Pierluca Cetera e della referente del Presidio del Libro Orietta Limitone.

Sasà, oggi attore largamente apprezzato, si racconta senza remore né perbenismi al pubblico del Seven. Racconta della rovinosa catabasi nell’Ade della camorra, degli otto anni in carcere e di quella catarsi avvenuta per caso, grazie al folgorante incontro con l’arte e la letteratura, conosciute fra la solitudine di una cella fredda e il corso di teatro tenuto dall’amato Fabio Cavalli. Sasà, fra le pagine di Shakespeare si perdeva, scopriva mondi e universi paralleli e, poco a poco,salvatore striano sasà riemergeva dagli abissi di una vita vissuta al massimo e senza freni, correndo inconsapevolmente verso il riscatto di quell’esistenza tanto sofferta. Conosceva Amleto, Giulietta, Macbeth e ci rivedeva la sua Napoli, gli amici a cui era stato assassinato il padre, i ragazzi di clan rivali che si amavano eppure non si potevano amare, gli uomini accecati dal sogno torbido del potere. Sasà in carcere legge, recita, studia; medita lungamente sulla sua vita, cambia profondamente.

Da allora di strada ne ha fatta parecchia, riabilitando la sua figura, reinventandosi, riscoprendosi: nel 2008 recita nel film “Gomorra” di Matteo Garrone e nel 2012 in “Cesare deve morire” dei Fratelli Taviani, vincendo l’Orso d’oro a Berlino nel ruolo di Bruto, lavora con registi come Guido Lombardi e Alessandro Piva, si divide con successo fra cinema e tv. Il suo “Teste Matte” si offre come specchio di vita reale, ben lontano dagli eroismi paventati dalle serie tv, inclini a offrire un’immagine distorta, meramente finzionale e al contempo funzionale ai meccanismi mediatici, del delinquente.

L’incontro con Striano è stato fonte di grandi riflessioni, non soltanto sulla desalvatore striano sasàlinquenza, ma anche sul sistema carcerario italiano e sulle scuole. Interrogato da Giovanna Magistro, l’attore ha infatti avuto la possibilità di dialogare in merito a quelle che definisce “palestre del crimine”: il sistema carcerario italiano necessiterebbe di una riforma ai fini di rendere fruibili per qualsiasi detenuto le attività ricreative grazie all’incremento degli operatori sociali; al contempo le scuole dovrebbero valorizzare gli insegnati e ampliare le attività a disposizione dello studente puntando sulla cultura degli uni e stimolando la curiosità degli altri. “Carceri più simili a scuole e scuole ben diverse da carceri” è quanto Striano fortemente si auspica.

Al termine del prezioso colloquio è stato proiettato il film “Milionari” di Piva, ispirato alla vita del boss Paolo Di Lauro, divenuto collaboratore di giustizia, e che vede Striano attore non protagonista. Chiudo, oggi più che mai consapevole che la letteratura e, più in generale, l’arte tutta, ha ancora potere salvifico e affido alle vostre riflessioni la frase che segue, pronunciata da Striano nel contesto precedentemente descritto: “Non ho più bisogno di psicofarmaci, ho trovato Shakespeare!”. [foto Mario di Giuseppe]

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