Mercoledì 21 Novembre 2018
   
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“ANAPESON” DI F. DONGIOVANNI E M. CARDETTA A PALM SPRINGS

giano ciak

anapeson Nella natura anche il silenzio vibra e le sue voci sono arpeggi che viaggiano nello spazio e nel tempo senza mutare… Presente e passato si declinano sul pentagramma sotteso a questo asse spazio-temporale, creando un “non tempo” in cui la frenesia è un ricordo e lo sguardo lento, indugia... Questa la “malia” di “Anapeson”, distribuito da “The Open Reel” e proiettato in prima assoluta al Torino Film Festival 2015 ed in aprile all'American Documentary Film Festival and Film Fund di Palm Springs, negli Stati Uniti.

Una “creatura” filmica scritta a quattro mani da Francesco Dongiovanni e Marco Cardetta, musicata da Roberto Salah Addin Re David e tecnicamente “confezionata” da Vincenzo Pastore che insieme a Rosario Milano hanno dato vita alla Murex anapeson di f.sco dongiovanni e marco cardettaProduction.

“Anapeson” in viaggio per i festival del mondo è prodotto dalla Apulia Film Commission nell'ambito del "Progetto Memoria", iniziativa che affida a giovani registi pugliesi la realizzazione di documentari e cortometraggi che contribuiscono alla diffusione dell’identità e della storia della Puglia.

I luoghi - una costruzione fortificata diroccata e consumata dall’inedia e da un indifferente oblio in quel di San Basilio, vicino Mottola e le fertili terre su cui si adagia - evocano antichi fasti e vestigia, quella dei duchi De Sangro e Caracciolo. Un pretesto per ritrovarsi e riscoprirsi, utilizzando il racconto racchiuso in una bolla spazio-temporale in cui ogni coordinata sembra smarrirsi e perdere senso… Ed è attraverso le memorie del conte e naturalista De Salis Marschlins che questanapeson di f.sco dongiovanni e marco cardettao scorcio di Puglia smette le gramaglie dell’abbandono e torna a vivere attraverso parole che ne evocano la bellezza, la luce, i colori e quella brezza che profuma di Mediterraneo e salsedine mista ad origano, basilico, mirto, menta…

IN VIAGGIO NELLA STORIA

La voce narrante si immerge nei suoni, non le servono sottotitoli, la sua musicalità è universale così come le immagini create da virtuali suggestioni che danzano nella poesia di un paesaggio fecondato dalla pigra carezza di un raggio di sole.

Nel silenzio - non più icona di abbandono ma incubatrice di eternità - il passato torna ad acquisire una metafisica fisicità.

“Il ricordo è la proiezione di un’immagine che può anche generare nostalgia - confessa il regista Francesco Dongiovanni, alle prese con due importanti progetti che vedranno la Murex Production impegnata a Matera ed a Torino -, ed è nell’impossibilità di rivivere quel momeanapesonnto, quel luogo, quegli affetti che le immagini acquistano forza e riscrivono la storia. Con Marco Cardetta abbiamo pensato ad un viaggio e ad una doppia partitura visiva: le immagini del presente, nella sua arida e desolata realtà di abbandono, ed una voce che torna dal passato per attraversarle e creare altre immagini ed intercettare nel silenzio, echi del passato.”

Le coordinate geografiche, storiche ed antropologiche si liquefano in rivoli di universalità, la stessa racchiusa nel dettaglio di un luogo non luogo, di un tempo non tempo, di un’Arte ossimoro di acutezza e follia. 

Il “seme” di un’analisi etno-sociologica germinato nell’humus antropologico della Puglia - segmento estetico, linguistico e stilistico di primigenia creatività - cresce ed acquista una sua semantica, affascinantanapesone indipendenza.

MATERA E TORINO NEL FUTURO DELLA MUREX

Al riguardo dei progetti in itinere, Dongiovanni accenna alla trilogia “Elegie dall’inizio del mondo”. “Sto scavando nell’archivio di pellicole realizzate tra gli anni ’60 e ’70 in Lucania dallo scrittore, fotografo e storico materano Domenico Notarangelo.”

Attraverso il found footage, le immagini del mondo contadino torneranno a testimoniare il passato in un “verismo” poeticamente rivisitato e reinterpretato, senza ricorrere a spregiudicate traslazioni ma in perfetta osmosi con il pensiero di Notarangelo.

Francesco Dongiovanni dal 2011 al 2014 ha umanizzato luoghi in “Densamente spopolata è la felicità”, ricomposto fratture tra presente e passato in “Elegie dall’inizio del mondo - Uomini e alberi” e poetizzato il “linguaggio/sguardo” in “Giano - premio speciale della Giuria a Teheran nel Cinema Vérité; Iran International Documeanapeson di f.sco dongiovanni e marco cardettantary Film Festival” -, nel tentativo di restituire equilibrio alle conflittualità che vedono l’uomo contrapporsi alla natura non più e non solo per dominarla, ma per arginarne l’imprevedibilità ed imporle i propri ritmi.

“Le immagini presenti nei film - conclude il regista - si sedimentano nella mia mente e solo dopo aver assunto forma e concretezza diventano oggettive e quindi posso proiettarle al di fuori di me. Ovviamente sono luoghi che vivo, che mi abitano e che si vestono di carattere indeterminato, di stratificazioni che si sovrappongono alla mia storia...”

I temi trattati nei film sono colti nel momento in cui si disfa la trama che li lega al presente, ma non vi è per questo rimpianto o pregiudizio, tanto meno tale incuria è oggetto di accusa o assoluzione. Dongiovanni tenta quindi di comprendere e trasmettere questa consapevolezza senza ricorrere ad ibridazioni del linguaggio, attraverso immagini pure, integre, non “addomesticate” o asservite ad una narrazione sensazionalistica. Ed è nella complessa semplicità di questi equilibri interiori, sedimentati e proiettati nelle immagini, nella visione al contempo intimistica ed universale, il segreto del successo.

 

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