Lunedì 19 Novembre 2018
   
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“IL GRANDE FUTURO” DI GIUSEPPE CATOZZELLA AL VIRGILIO-foto

"Il grande futuro" di Giuseppe Catozzella al Classico

"Il grande futuro" di Giuseppe Catozzella al Classico Giovedì 21 aprile l’Aula Magna del Liceo Classico “P.V. Marone” di Gioia ha ospitato lo scrittore Giuseppe Catozzella che ha presentato il suo ultimo romanzo intitolato “Il grande futuro” (Feltrinelli Editore): la storia di un ragazzo costretto a fare la guerra, marchiato dal destino da quando era piccolo e che sopravvive grazie ad una promessa di felicità da parte del suo imam.

A dialogare con l’autore oltre la prof.ssa Elena Viggiano anche la studentessa Anna Campolongo, seconda classificata al concorso letterario “C’era una svolta”, come lo stesso prof. Attolico ha ricordato. La stessa studentessa ha definito lo stile dell’autore paratattico, grazie a frasi brevi e periodi semplici, scelta dettata dall’urgenza di comunicare quello che ha vissuto durante la sua esperienza nelle zone martoriate dalla guerra: “tutto quello che ho raccontato è realmente accaduto e mi ha segnato profondamente” afferma Catozzella.

L’autore confida, inoltre, di essersi ispirato sia a testi sacri della"Il grande futuro" di Giuseppe Catozzella al Classico tradizione islamica sia a testi sacri della letteratura occidentale, dove per sacri si intende i grandi classici. Il prof. Attolico interviene ricordando che tutta la rassegna di incontri con gli autori proposta percorre il fil rouge della letteratura come funzione sociale, come servizio, a tal proposito ne “Il grande futuro” si ritrova la tensione civica tipica della scrittura di Catozzella che già lo scorso anno scolastico gli alunni hanno potuto apprezzare con il suo precedente lavoro. Alla luce di quanto letto, il prof. Attolico afferma con certezza: “la grande arte vive nella tragedia, i grandi drammi di questo secolo danno anima alla grande arte”.

Riguardo la tematica affrontata dal romanzo, il professore afferma: “non dobbiamo commettere l’errore di pensare che quello che accade nel mondo sia lontano da noi, occorre ricordare che il processo di radicalizzazione che sta interessando una parte dell’islam ha caratterizzato in passato una parte importante della storia della nostra religione: con guerre di religione, lotta all’eresia, condanna al rogo”. Occorre quindi: “non giudicare ma cercare di capire perché si usa una religione come leva per commettere genocidi”, capire che dietro "Il grande futuro" di Giuseppe Catozzella al Classicouna guerra ci sono tanti interessi e che questi spesso non coincidono con la difesa e la sicurezza dei popoli, ma che ne accrescono povertà e miseria. Non ci si spiegherebbe altrimenti come una religione che professa il bene verso il prossimo possa essere causa di tali crimini: “è necessario sottrarsi alla banalizzazione semplificata dei mass media” conclude il prof. Attolico.

D’accordo con il docente, l’autore pone l’attenzione sulla responsabilità che tutti noi abbiamo, responsabilità che vengono da lontano (imperialismo e colonialismo): “se l’Occidente volesse realmente sconfiggere gli estremisti, potrebbe farlo in pochissimo tempo”, sono due le ragioni principali del perpetrarsi delle guerre, una è il business delle armi e l’altra il petrolio.

Tra gli interventi anche quello significativo di Ibrahim che ha vissuto sulla sua pelle le malvagità della guerra, e sottolinea un’altra incongruenza con quanto la religione islamica professa circa il benefi"Il grande futuro" di Giuseppe Catozzella al Classicocio del pianto, non tollerato dai guerriglieri che puniscono chi piange con l’estrema condanna: “piangere è sinonimo di essere un buon musulmano, il perdono arriverà soltanto con la misericordia di Dio e non è certo”. E conclude: “ dovremmo tornare a piangere, ad essere quello che eravamo una volta”.

Se fosse possibile eliminare le armi e la cattiveria dal cuore, non ci sarebbero più guerre afferma Anna Campolongo, “noi possiamo scegliere, possiamo uscirne fuori, dal basso perché dall’alto non avviene niente - replica Catozzella - ci raccontano un sacco di balle – continua – per giustificare la guerra, per perpetrarla perché fonte di denaro”, oltre che di distruzione, ma questo ai “signori” della guerra non importa. Fondamentale è non confondere i migranti con i terroristi, l’autore conclude così citando il sociologo e filosofo Bauman: “l’unico modo per sconfiggere il terrorismo è il dialogo, l’inclusione, non l’esclusione e la chiusura”.[foto Mario Di Giuseppe]

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