Domenica 18 Novembre 2018
   
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STORIA DELLA NAZIONE ROMANZO DI MAURIZIO MAGGIANI-foto

maurizio maggiani al liceo classico

maurizio maggiani al liceo classicoIl Romanzo della Nazione” di Maurizio Maggiani è il risultato di un brillante intreccio tra la prosa biografica, la storia del popolo, dei sentimenti e la storia della Nazione. Un progetto ampio che richiede una scrittura dei tratti, a volte, freddi e disillusi “con giudizi sprezzanti” come sottolinea Elisabetta Bolondi, ma in cui ci si può anche ritrovare in descrizioni di speciali atmosfere.

Attraverso la descrizione della storia della propria famiglia, Maggiani costruisce passo passo la storia d’Italia nel suo farsi Nazione. Un Risorgimento che la Bolondi legge in maniera diversa da come si è abituati a leggerla e studiarla.

La narrazione parte dalla morte dei suoi genitori. La storia del padre, affacciata sul golfo di La Spezia, si intreccia con quella di una ramificata famiglia. Gente umile ed operosa, di chiusi e tenaci affetti. Si impone tra tutte la figura della madre che, nella sua dissonanza, appare una delle più potenti del romanzo. «una fredda assassina di ogni forma di mito», non ha «pietà per le debolezze della memoria» come non manca di sottolineare Lorenzo Mondo. maurizio maggiani al liceo classico

Ma un quadro più dettagliato dei suoi genitori e del rapporto che lo scrittore aveva con loro ce lo offre sempre la Bolondi: silenziosi e austeri, disprezzano il lavoro del figlio Maurizio, scrittore, professione per loro incomprensibile.

In realtà, il padre ha scritto segretamente un libro di poesie dedicate alla brusca e gelida moglie Adorna e lo scrittore ne rimane stupefatto nello scoprire un amore così forte fra i suoi genitori, mai espresso.

Non troviamo però solo un quadro familiare, ma anche personaggi come per esempio Faraut Michele. Il suo ritratto è su un ritaglio de La Fraternità dedicato ai volontari morti nel grande colera del 1884.

Oppure Bezzi Cristoforo. A undici anni scappa a Nizza e si arruola come tamburino su una fregata di Bonaparte, incontra Garibaldi, lo segue a New York. Nel 1860 è tra i Mille. Vite di uomini, di passione che danno vita alla Nazione, come sottolinea Marinetti ma che non manca di captare anche la Bolondi. Nel trascorrere degli anni fmaurizio maggiani al liceo classicoanno la loro comparsa nell’altalenante successione degli avvenimenti Giuseppe Garibaldi e poi Carlo Pisacane, Mazzini, Verdi, Cavour.

Tutta la seconda parte del romanzo è dedicata alla costruzione di quel monumento della tecnica fu il Regio Arsenale militare progettato da Domenico Chiodo: uscirà la più grande corazzata del tempo, invidiata da tutte la nazioni, la Dandolo. La nave, dalla tecnologia innovativa, armata con i più moderni apparati, non parteciperà ad alcuna guerra, ma correrà in aiuto dei terremotati di Messina nel 1908. Decine di migliaia di persone: là si costruiva un popolo, anzi si resuscitava un «popolo da quell’inane polvere umana che era stato per secoli». Cosi Marinetti esemplifica le parole e gli intrecci di questa grande storia.

La vicenda famigliare di Maggiani diventa così la parabola intima di una grande storia collettiva. Quel padre operaio, con le mani spesse, eppure capace di scrivere poesie, o di viaggiare di notte da clandestino sui treni merci per maurizio maggiani al liceo classicoarrivare al teatro Regio di Parma (Verdi, Puccini non sono forse loro un grande «romanzo nazionale»?) e poi cantare al suo bambino come ninnananna, a voce bassa, le grandi arie dell’opera, alla fine si arrende smarrito: «Non ce la faccio...».  

E per il figlio scrittore quello che scriverà sarà “non tanto il «romanzo» della Nazione, ma la Nazione, o meglio quella Nazione mitizzata nell’inseguimento ostinato di un’Italia sovversiva nel suo essere un popolo per bene, consapevole, giusto, solidale, rigoroso, fiero del suo lavoro, un incrocio tra Mazzini e Garibaldi, pensiero e azione, una Nazione laica, senza servi né padroni, tappa necessaria per continuare a guardare - nonostante tutto - all’orizzonte mai deposto di una «futura umanità».”

Nel raccontare le speranze di un popolo la costruzione come l’immane cantiere dell’Arsenale Militare di La Spezia voluto da Cavour, Scola fa riemergere il modo di raccontare di Maggiani “con dovizia di particolari e afflato visionario, i sacrifici e l’orgoglio per una celebrazione del lavoro che accompagna l’Italia verso la modernità e sembra promettere, nell’alba del secolo, una nuova utopia.” Insomma, si trova a raccontare, tra rimpianto e speranza, la storia di un romanzo mancato su una nazione mancata che per Marinetti salva una nobile memoria e con essa delle vite.

MARIA PARADISO

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maurizio maggiani al liceo classicoLA STORIA DI GENTE VERA RACCONTATA DA MAURIZIO MAGGIANI

Questa è una storia di gente viva, viva davvero, intendo. E è la storia di una Nazione che è morta, morta sul serio, voglio dire.”

Parole di Maurizio Maggiani, uno dei più importanti narratori italiani viventi, che traccia attraverso la realizzazione del proprio libro intitolato “Il Romanzo della Nazione”, la storia dell’Italia, della nostra Nazione, del nostro Paese. Il libro è stato dunque, l’oggetto per il quale si è tenuto l’incontro con l’autore presso il Liceo Scientifico “Ricciotto Canudo” di Gioia del Colle il giorno 21 Marzo 2016 che, pone in risalto già dalle prime pagine, a partire dall’incipit, il tema della memoria. “Il Romanzo della Nazione” ha due maiuscole nel titolo, a ribadire l’intento dell’autore: si accinge ad una grande narrazione, ad un progetto da tempo vagheggiato, quello di costruire attraverso la storia della propria famiglia un affresco della storia d’Italia nel suo farsi nazione, nelle difficoltà di tale processo, come sappiamo non del tutto riuscito né concluso, a partire dalla metà dell’800, quando Garibaldi, Mazzini e Cavour si trovarono protagonisti di quel Risorgimento che qui rivive in modo originale e direi alternativo a quanto abbiamo studiato sui libri di scuola, scrive Elisabetta Bolondi. Il Romanzo della Nazione riporta la Storia, la Memoria, attraverso la figura del Padre, che ha permesso l’avanzare dell’ambizione, nutrita per un decennio dall’autore, sino al punto cruciale, che vede l’assenza del Padre. Questo avvenimento assume una valenza puramente metaforica, in quanto, segni la distanza nei confronti del passato, come scrive Cesare Martinetti; “era lui lo scrigno, il serbatoio dove erano conservate le spoglie della Nazione”, dunque d’ora in avanti l’autore perde l’aggancio, l’appiglio che permetteva la relazione con la storia,con il passato. Cosa ci vuole dire l’autore? Cosa vuole trasmettere ai lettori? Ecco che la risposta si manifesta, attraverso quest’affermazione riportata da Maggiani: “Vivere di sogni è un’utopia”. Utopia, si, rimanere inermi dinanzi alle cose e aspettare che cambino, è utopia, invece no, dobbiamo scegliere, scegliere di agire, perché noi possiamo,noi possiamo cambiare le cose, e Maggiani ci riferisce anche da dove partire: la Famiglia. La Famiglia è il nucleo, diremmo oggi il nucleo Verghiano, dalla quale tutto ha inizio; senza Famiglia il mondo è perduto, impariamo ad amare i nostri parenti, che sono il passato e dunque la storia, impariamo a vivere con le persone che ogni giorno fanno parte della nostra vita, e che da un giorno all’altro potrebbero non esserci più, impariamo ad apprezzarne il valore, impariamo a vivere la Nazione. “Nella mia solitudine – Nel mio silenzio interno – Una musica suona – Una dolce sinfonia – Nel mio cuore arido -. Si è accesa una luce – Tutto questo sei tu - Questa luce sei tu.” Scrive Maurizio Maggiani, e chissà questa frase non abbia a che fare proprio con il concetto di famiglia, Si è accesa una luce, tutto questo sei tu, questa luce sei tu, mia cara Famiglia. [Liuzzi foto]

FRANCESCO PELLICORO

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