Domenica 18 Novembre 2018
   
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RIFLESSIONI SU DIO: RANIERO LA VALLE, MOLTMANN E BERGOGLIO

raniero la valle a gioia del colle

raniero la valle a gioia del colleIl dio di Jurgen Moltmann, il dio di Francesco, il dio dei cristiani”. La frase riassume i tre temi al centro delle riflessioni sviluppate venerdì 12 febbraio presso il Chiostro Comunale, durante la conferenza organizzata dalle associazioni “Cercasi un fine” e “Centro Studi Erasmo Onlus”. Al tavolo dei relatori Franco Ferrara, Carlo Resta, Giovanni Santamaria, Rocco D’Ambrosio (in videoconferenza) e Paolo Cantore. Modera Giuseppe Goffredo, poeta e scrittore di Alberobello. Ospite d’eccezione Raniero La Valle, politico e giornalista, autore di numerosi scritti di carattere politico, sociale e religioso. Nel corso degli anni Sessanta ha seguito gli sviluppi del Concilio ecumenico Vaticano II e le riforme da esso promulgate.

Un dibattito che la storia stessa esige: il pontificato di Bergoglio espande quegli orientamenti di apertura all’esterno da parte della Chiesa e della fede cristiana che già durante il Concilio erano stati teorizzati. Guarda all’orizzonte più concreto della misericordia e della carità, si apre al confronto, abbraccia culture anche radicalmente differenti. Le tanto discusse posizioni del pontefice costituiscono senza ombra di dubbio una svolta - come sottolinea il prof. Leopoldo Attolico - nella ridefinizione della nostra antropologia umanista. Dalle interpretazioni marxiane ai commentari marxisti del Novecento, sino alla teologia di Moltmann, la questione antropologica è al centro di ogni dibattito filosofico di stampo politico-sociale.

Ma due punti fondamentali raniero la valle a gioia del collesono stati mancati dalla dissertazione dei conferenzieri: il primo riguarda la necessità di trattare (perlomeno in maniera generica) le Costituzioni, i Decreti e le Dichiarazioni prodotte al termine del Concilio, le conseguenze dell’ultimo in ambito ecclesiastico nonché le problematiche post-conciliari. Il secondo verte invece sulla teologia di Moltmann, cui soltanto in maniera superficiale si è accennato. Discutere della “Teologia della Speranza” o “della Croce” senza neppure illustrare le tesi moltmanniane rischia di confondere gli interlocutori e – di fatto- significa ignorare il richiamo iniziale del titolo.

Esiste poi un terzo punto critico, che risiede nelle basi logico-metafisiche del discorso: esse ci permettono di evitare di assumere posizioni pericolose ed erronee, come quelle che innalzano la verità della fede non solo a necessità morale originaria, ma a presupposto di ogni azione etica o politica corretta, in quanto verità assoluta. Tale pretesa di assolutezza, in base alla quale è possibile annunciare in maniera radicale (e superficiale) che “la Modernità mette da parte Dio, facendo comraniero la valle a gioia del collee se non ci fosse e trovando risposta (a cosa?) nell’a-teismo”, può essere agevolmente confutata se si assume una prospettiva logica che prende le distanze tanto dall’assolutezza indubitabile della posizione positiva (esistenza di Dio) quanto da quella negativa (non esistenza). L’atto stesso della fede si giustifica in virtù di tale aporia, perdendo ragion d’essere nell’ipotesi per la quale l’esistenza sia dimostrabile su basi epistemologiche forti.

Al di là delle piccole (ma fondamentali) confusioni tecniche, l’incontro è stato un’ottima opportunità di confronto su temi di sconvolgente attualità.

Perché il pontificato di Bergoglio è così innovativo? Qual è il rapporto tra Papa Francesco eraniero la valle i non credenti? In quale direzione si sta dirigendo la Chiesa? Siamo realmente di fronte alla concretizzazione di quella “ecclesia” teorizzata durante l’ultimo Concilio ecumenico? Stiamo assistendo alla costruzione di un dialogo interreligioso concreto? È possibile ritornare alla realtà originaria del messaggio evangelico, mondando la Chiesa di ogni suo errore passato?

La modernità, con tutte le sue sfide e i suoi squilibri, le sue ingiustizie e i suoi particolarismi, più che spingerci verso l’”abbandono di Dio”, ci rende consapevoli della necessità di superare ogni posizione esclusiva, di considerare la diversità come la vera ricchezza, di abbandonare la fede dogmatica perché essa diventi adulta e matura. Non è più il tempo dell’irrazionalità: è il tempo del confronto, del dibattito, del multiculturalismo e dell’inclusione. Agisca ognuno secondo ragione, sia libero di credere o di non farlo. Il fine che ci accomuna non è il culto in una chiesa, in una sinagoga o in una moschea, ma la ricerca del bene comune. Il bene comune è la violenza? È l’odio? È l’esclusione? Probabilmente non è un Moderno chi continua a pensare in questi termini. [foto Aldo Liuzzi]

 

Commenti  

 
#1 MARAUDER 2016-02-25 09:05
"...abbandonare la fede dogmatica perché essa diventi adulta e matura."
"Il fine che ci accomuna non è il culto in una chiesa, in una sinagoga o in una moschea, ma la ricerca del bene comune."
Se queste proposizioni fossero davvero messe in pratica sarebbe la fine di ogni religione organizzata, che si basa appunto su:
- dogmi di fede
- culto organizzato e diretto da una gerarchia.
Dubito che si possa mai arrivare a tanto.
 

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