Domenica 18 Novembre 2018
   
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ANNA FOA - TESTIMONIAL DI UN DRAMMA - AFFASCINA I LICEALI

anna foa al liceo

anna foa al liceo “16 Ottobre 1943. È questa la data del “sabato nero”, dell’inizio della razzia, nel vecchio Ghetto di Roma, quando vennero rastrellate le strade del Portico d’Ottavia e arrestati circa duemila ebrei romani. La scrittrice Anna Foa, ospite nell’auditorium del liceo scientifico “R. Canudo” di Gioia del Colle, il giorno 17 febbraio 2016, ha illustrato il suo libroPortico d’Ottavia 13”, nato dal bisogno di risarcire le vittime della razzia del ’43. Il libro è denuncia dell’esperienza estrema vissuta, meditazione sul comportamento degli uomini dinanzi al pericolo improvviso e analisi storica.

La Casa èanna foa al liceo il primo protagonista del suo testo, luogo simbolico di protezione, ma nel contempo gabbia. Ciascun ebreo era irretito dal suo fascino medievale, che seppur fatiscente ricordava i fasti rinascimentali. Infatti, nel 1943, quando i Nazisti attaccarono Roma, dopo l’armistizio, nessuno osò lasciarla e per dovere d’affetto e per l’inconsapevole ignoranza della logica razzista e xenofoba dei nemici. La ricostruzione dei fatti, rigorosa e lucida, dà voce alle lettere della Comunità e alla testimonianza della signora Costanza Fatucci che riuscì, con la sua famiglia, a salvarsi dalla retata. Il testo della storica Foa fruisce delle sue confessioni così come dell’incrocio di testimonianze e documenti dei carteggi processuali tenutisi tra il ’46 e ’47 tra fascisti e delatori. È in virtù di tale riscontro che si è ricostruito come la casa fu rastrellata dalle bande fasciste della Repubblica di anna foa al liceoSalò.

L’opera però non è riducibile solo a referto documentario, ma grazie alla sua forma letteraria tesse con efficacia uno studio accurato della psicologia dei personaggi, per cercare di capire l’irrazionalità atroce dei carnefici. L’avidità, il cinismo e la fame spingono una giovane ragazza ebrea, Celeste di Porto, legata sentimentalmente al milite fascista e cacciatore di ebrei Vincenzo Antonelli, a tradire le sue radici e i suoi familiari. La Pantera nera, suo soprannome, raggiunse il culmine della sua tragica azione nel marzo del ’44 quando, dopo l’attentato di via Rasella ad opera del GAP (Gruppi di Azione Patriottica) che provocò la morte di 33 poliziotti tedeschi, consegnò alla morte segnalandone i nascondigli 26 ebrei, trucidati alle Fosse Ardeantine nella rappresaglia voluta dal capo della Gestapo di Roma, Kappler. Tali bande erano spinte dall’interesse e agivano senza metodo, a caso, alcuni ebrei venivano condannati a morte e abbandonati all’arbitrio dei cinici carnefici, salendo sul “carrozzone”, mentre altri senzaanna foa al liceo ragione venivano lasciati liberi, probabilmente per delle loro possibilità economiche. Celeste di Porto rappresentò una  vergogna per suo padre, che decise di consegnarsi ai tedeschi, autodenunciandosi come ebreo, per non subire l’onta di essere arrestato da sua figlia. Fu spedito nei lager e morì gasato a Mauthausen. La storica si interroga sulle motivazioni che spinsero una diciottenne a tale scelta estrema. Probabili ipotesi sono iscritte nel suo carattere psicopatico, aggressivo e ulteriormente aggravato dall’abbandono del suo fidanzato. Per i tedeschi questa razzia fu un atto di “igiene” del mondo, iscritto nella logica della razza ariana, razza pura che addossava agli ebrei la contaminatio del proprio sangue e la causa della sconfitta durante il primo conflitto. Fu questo l’ultimo atto di un dramma tutto italiano che ha spinto i superstiti a restaurare, nella sua bellezza, la Casa, eloquente testimone muta della sofferenza, della paura e dell’inferno della deportazione”. [foto Aldo Liuzzi]

Cataldi Marialessia
III D “R. Canudo” 

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