Mercoledì 21 Novembre 2018
   
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STUDENTI LICEO E SHOAH: “NOI SCEGLIAMO DI RICORDARE”-foto

liceali per non dimenticare

liceali per non dimenticare “We choose to remember!” (Noi scegliamo di ricordare), perché l’esercizio della memoria è sempre una scelta consapevole che nasce dalla volontà di ricordare la barbarie e le persecuzioni che l’animo dell’uomo può compiere ancora, quando non ricorda più il valore della dignità dell’uomo”.

Questo lo slogan che il Liceo scientifico “Ricciotto Canudo” ha scelto di proporre quest’anno per la settantunesima giornata della memoria, vissuta ogni anno dagli studenti a scuola.

Il 27 gennaio, i ragazzi del liceo sospendono per qualche ora la classica routine scolastica per ricordare in, modo mai banale, le innumerevoli vittime della Shoah. La giornata si è aperta con il volteggiare della pattinatrice Federica Drago sulle note del pianoforte della bravissima Carla Santoiemma che ha fissato in auditorium lo striscione. Suggestiva si è levata la colonna sonora “The sound of silence” sui volti di Isabella Duraccio, Giuseppe Tinella, Marilena Falcone, Emanuele Cordasco, che sulle loro magliette bianche, quasi schermi viventi, hanno visto proiettate le principali scene tratte dai film più visti al mondo sulla Shoah, a testimonianza di come le scene di un film non ci lascino sordi dinanzi alle brutture della violenza nazista.

L’intervento del dirigente scolastico prof. Rocco Fazio, rivolto alla comunità scolastica, ha dato il via alla celebrazione, con l’auspicio che mai più le esperienze della barbarie di una guerra o del terrore possano ripetersi. A introdurre i lavori realizzati dalle diverse classi, gli studenti Simone Ungaro, Giulio Masi e Marco Valentini, i quali con una un’abilità da presentatori rodati, hanno spiegato alla comunità scolastica che la giornata sarebbe stata divisa in tre sezioni, finalizzate a inquadrare la Shoah sotto il profilo propagandistico, storico e morale, e segnate rispettivamente da tre cinegiornali ideati dagli studenti. Ed è proprio sull’aspetto comunicativo, che è intervenuto il professor Pieliceali per non dimenticarerluca Cetera, docente di Arte presso il nostro Istituto. Il docente ha illustrato, attraverso una serie di immagini e opere artistiche relative alla POP Art del Novecento, quella che era l’arte figurativa durante il Nazismo. Si è soffermato, in particolare, sul concetto di “provocazione” e ha spiegato il motivo per cui arte, musica, cinema, radio, giornali, erano per i Tedeschi mezzi di primaria importanza durante la guerra. Questi, infatti, da sempre sono gli strumenti più diretti ed immediati con i quali raggiungere l’animo della gente e condizionarla in modo strisciante: il risultato è quello di pervadere le coscienze e anestetizzarle.

“A proposito della Pop Shoah”, continua il professor Cetera, “penso all’opportunità di riconsiderare il valore di approfondimento sia in relazione alla ricostruzione storica di quanto è accaduto nei lager tedeschi, sia per quanto concerne le rappresentazioni artistiche.” Sì, perché il compito dell’arte dovrebbe essere proprio quello di scuotere gli animi, e non soltanto limitarsi a costituire un puro intrattenimento o decorativismo. Molto interessanti anche gli interventi delle esperte Fiorenza Loiacono e Francesca Recchia Luciani che hanno affrontato la tematica dell’Olocausto invitandoci ad approfondire le dinamiche storiche attuate dal totalitarismo e che si sono tradotte poi in provvedimenti di persecuzione. Ci hanno esortato ad avere consapevolezza del fatto che molteplici sono le modalità con le quali la Shoah è stata rappresentata, e che spesso si preferisce soprassedere sulla descrizione cruenta delle forme di abbrutimento della persona umana e si adotti una modalità consolatoria, meno diretta, come quella narrata dai film e dalle canzoni, proprio per evitare di incorrere nella banalità del male. L’intera giornata è stata suggellata da due altri emozionanti intermezzi musicali a cura di Anastasio Romano ed Elena Verrico al pianoforte, Federico Mallardi alla chitarra e Mliceali per non dimenticarearica Laterza alla voce, ai quali si sono accompagnati i passi della ballerina Danila Giorgio, che ha provato a tradurre in danza gli stati d’animo della disperazione e dell’angoscia di un deportato.

Appassionata e diretta è stata la testimonianza della studentessa universitaria Barbara Patroni, che lo scorso anno ha partecipato al Treno della Memoria. In una cornice tematica, in cui le immagini e le scene cinematografiche hanno caratterizzato la giornata, si è inserito l’intervento di Barbara, che ha utilizzato una semplice piantina del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, per commentare l’impatto emotivo derivante dall’aver visitato quei luoghi. In un paesaggio a gennaio, completamente sommerso dalla neve, “la razionalità sembra essere congelata, e prevale l’immedesimazione nella condizione dei deportati, vestiti di un semplice pigiama e con le gambe completamente immerse nella neve. Nessuna pellicola cinematografica può sostituirsi alla triste realtà di tutti quegli uomini, donne e bambini, la cui dignità veniva meramente annichilita, da un ordine perentorio, che toglieva spazio alla critica, alla riflessione, alla comprensione”.

I docenti di Arte: V. Angelillo, P. Cetera, Di Nardo, C. Forte, M. Porfido, attraverso le istallazioni realizzate a scuola, hanno contribuito a sottolineare come le stelle del cinema nelle loro performance cinematografiche in alcuni casi abbiano provato a raccontare la tragedia della Shoah; in altri abbia prevalso la notorietà e il consumismo.   Il cappottino rosso presente in Schindler’s List è diventato un’icona del Grande schermo, ma gli altri cappottini sono ugualmente unici e degni di ricordo. Gli attori indossano delle maschere, interpretano dei ruoli, ma le vicissitudini dei deportati rimangono concrete e drammaticamente inenarrabili.

La locandina della giornata è stata ideata da Martina Leoncini, Daniela Cazzetta e Michele Mattia Palattella. Sulla scorta della tecnica usata dall’artista Mimmo Rotella “I manifesti lacerati”, le locandine dei film sono state lacerate e reincollliceali per non dimenticareate sullo sfondo, a dimostrazione di come le luci di Hollywood, tolgano sempre qualcosa al bianco e nero della verità storica.

Alla complessa relazione che lega il cinema e la Shoah, si sono abilmente approcciati i docenti di Storia e di Lettere del Liceo Scientifico, che hanno deciso di vedere i film che appartengono al genere cinematografico “Holocaust Film”, per discutere in classe con i loro studenti sulle modalità con cui il linguaggio cinematografico si inserisca nella narrazione della storia, in alcuni casi mantenendone la fedeltà rappresentativa, in altri spostando l’attenzione sullo spettatore, in altri ancora edulcorandone le vicende fino a renderle narrabili. Tale lavoro propedeutico ha consentito agli studenti di individuare una scena preliceali per non dimenticaregnante del film analizzato, e di farne conseguire una riflessione, utile a dimostrare che i film rimangono strumenti, ma il valore educativo compete a chi sapientemente sa esercitare un filtro critico ed elaborarne un impegno morale. Di seguito il link su Youtube dove trovare i video realizzati dagli studenti e relativo elenco: https://www.youtube.com/channel/UCS-8SkPHoAOut9R_Xs6U2jA

A. Attollino IIIB “Train de vie” - A. Cipriani - IVA “Il diario di Anna Frank” - E. D’Amato VE “Senza destino” - A. De Stefano IVE “Il bambino della valigia” -   A. Insalata VC “Defiance”, IVC “The believer” - I. La Volpe IF “La chiave di Sara” - L. Lippolis: IIIA “Bastardi senza gloria”, IIIE “In darkness” - IVD “Schinder’s list”, VD “Arendt” - T. Luotto IIE “Amen”, IB “Jacob il bugiardo” - I. Martino ID “Il pianista” - C. Radogna IIC “Perlasca” liceali per non dimenticare- P. Schiavone IIIC “Ogni cosa è illuminata”-V. Tafuri IIB “Train de vie”.

Da sempre l’arte figurativa, e oggi mediatica, fatica a rappresentare il non rappresentabile, l’inaudito, incorrendo talvolta nella sovraesposizione mediatica. Pertanto un’importante consapevolezza deve derivare dall’aver riflettuto sui rischi della POPSHOAH, ovvero che ieri come oggi, ci troviamo completamente abitati dalle immagini e il rischio più grande per noi nativi digitali, potrebbe essere di essere affascinati e saziati dalle plurime sollecitazioni mediatiche e scadere così nell’indifferenza, che ci lascia inebetiti dinanzi alle urgenze umanitarie che riempiono le pagine dei nostri giornali.

We choose to remember”: una sola frase per concludere, perché l’evento stesso ha il potere di commentarsi da solo, lasciando tutti a bocca aperta davanti alla sua crudeltà.

We choose to remember”, per tutte le vittime di questo orrore.

We choose to remember”, perché la banalizzazione delle immagini non ci faccia nuovamente precipitare nella banalità del male!

 

 

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