Domenica 18 Novembre 2018
   
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LO SCRITTORE GIOIESE LUCIANO FUNETTA SU RADIO TRE RAI

luciano funetta

luciano funetta Il gioiese Luciano Funetta oggi, 20 novembre alle ore 17.30 sarà ospite di Fahrenhait, trasmissione radiofonica di Radio Tre RAI, e parlerà del suo libro “Dalle rovine” nelle librerie di tutta Italia da ieri.

Luciano Funetta del collettivo di scrittori TerraNullius, torna a raccontarci una storia a tinte forti - questa volta nelle vesti di romanzo. Tra gli autori di Dylan Skyline - dodici racconti per Bob Dylan (Nutrimenti, 2015), Funetta ha al suo attivo pubblicazioni su varie riviste tra cui WATT, Granta Italia, Costola…

Dalle rovine” (Tunué, 220 pagine, 9,90 euro) è il suo primo romanzo. Un romanzo - a detta dell’autore - che nasce da una ossessione.

“Questo libro è stato scritto con le unghie su una parete di roccia dal soldato sepolto di Dürrenmatt in La guerra invernale del Tibet.”

Nel romanzo demoni e fantasmi infestano luoghi e spazi mentali, entrando in empatia con il protagonista Rivera, un collezionista di serpenluciano funetta dalle rovineti che attraverso un video amatoriale, in cui simula un amplesso con i suoi rettili, entra in contatto con realtà a tratti “aliene”, in realtà molto più concrete ed attuali. Il video diviene un portale tra il mondo della depravazione e quello della pornografia, spazio abitato da personaggi oscuri ed enigmatici che alla carnalità hanno sacrificato la loro arte e la loro anima e tentano di sublimarsi nell’oscurità di segreti inenarrabili.

Rivera diviene l’uroboru, il re dei serpenti, che alle abiezioni risponde con la sacralità.

Il romanzo ha tutti gli ingredienti “horror” per divenire un best seller, ad iniziare dalla possessione del ‘noi’ narrante…

NOI… UNA POSSESSIONE NARRANTE?

“Il ‘noi’ ha iniziato a parlare nel momento in cui io ho cominciato a scrivere questa storia. È stata un’intrusione naturale alla quale non mi sono opposto. Quelle voci che parlavano all’unisono mi spaventavano a morte, ma ignorarle avrebbe significato imporre un distacco tra me e quel mondo che un giorno ha iniziato a materializzarsi nel mio computer. All’inizio avevo in mente un racconto piuttosto breve, ma poi le cose sono cambiate senza che me ne rendessi conto. Ho scritto il libro in un anno durante il quale ho cambiato due città, tre case e quattro computer (quest’ultimo aspetto è dovuto a una maledizione di cui non ho ancora scoperto l’origine), e quel noi ha continuato a prendere quello che avevo intenzione di scrivere e a rielaborarlo secondo la sua sensibilità interna e spettrale. A tutti coloro che hanno letto le bozze del libro nel corso di questi anni mi sono divertito a chiedere come immaginassero questo noi: di quante persone si trattasse, il loro aspetto fisico, il loro ruolo, la loro origine, e ognuno mi ha dato una risposta diversa. Per quanto mi riguarda, non dirò mai come li immagino, ma posso dire che per tutto il tempo in cui ho lavorato al libro sono stati miei amici, i custodi del museo, coloro che mi spalancavano gli occhi quando non volevo guardare, e che una volta finito il lavoro sono scomparsi. A un ipotetico lettore non posso suggerire come interpretare la loro presenza. Ognuno lo farà in rapporto alla sua curiosità, al suo scetticismo, alla sua immaginazione, alla sua dieta, al paesaggio che può vedere dalla finestra, ai suoi incubi ricorrenti, alle fiabe che ha ascoltato da bambino e che nluciano funettaon ha mai dimenticato, al suo divertimento e alla sua angoscia.”

Quel che emerge da una più attenta lettura è “il desiderio di penetrare luoghi oscuri che una volta esplorati si dimostrano giungle cristallizzate, luoghi incantati e luminosi che non possono fare altro che terrorizzare. Rivera, il protagonista di “Dalle rovine”, inizia questa esplorazione con un atto sessuale non proprio ortodosso, ma si tratta solo di una chiave che gli permette di accedere a un regno in cui orientarsi senza punti di riferimento comunemente accettati come tali. Rivera è un uomo solo davanti all’incubo della sua specie, come tutti noi.”

“Il mondo della pornografia in cui Rivera si imbatte - conclude Luciano Funetta - è un universo in disgregazione, che ha fatto il suo tempo ma non accetta il mutamento. In un certo senso il mondo della pornografia che ritraggo nel libro viene mostrato nella sua agonia, un’agonia malinconica, gonfia di nostalgia e allo stesso tempo spietata, come se la morte di qualcosa contenga in sé la morte di tutto, il che forse è vero, se consideriamo il punto di vista di chi muore. La morte di un uomo è un olocausto, perché comporta la scomparsa di una percezione, di un’idea, di un incalcolabile numero di persone che se ne vanno nel momento in cui due semplici occhi si chiudono.”

[Stralci dell’intervista sono tratti da http://www.letteraturahorror.it/news/2270-nuove-uscite-dalle-rovine-di-luciano-funetta.html]

 

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