Venerdì 16 Novembre 2018
   
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LE “STORIE SOSPESE” DELLA RASSEGNA CINEMA INVISIBILE

StorieSospese

storie sospese“Storie Sospese” è l’ultimo film di Stefano Chiantini, presentato a Venezia lo scorso 1 settembre e distribuito nelle sale due giorni più tardi.

La trama è di fatto lineare: Thomas (Marco Giallini) è un rocciatore professionista che versa in una precaria – e fin troppo nota - situazione economica. Pur di garantire la stessa agiatezza alla sua famiglia, accetta un incarico offertogli dal suo ex collega Ermanno, oramai a capo della ditta che ha il compito di scavare un tunnel per conto della compagnia autostradale. Si accorge ben presto, però, che i lavori non procedono secondo i legali obblighi di sicurezza: tutti sanno che la zona geografica è a rischio frana, ma molti, complice la scarsità di risorse finanziarie, ignorano del tutto la questione. A lui spetterà scegliere tra tacita complicità e lavoro certo o azione moralmente corretta ma perdita del lavoro stesso.

Il film è espressamente dedicato agli abitanti di Ripoli, borgo degli appennini bstorie sospeseolognesi attraversato da un tunnel autostradale che ha causato non pochi problemi. Gli scavi della galleria Val di Sambro hanno messo in moto una vecchia frana e la terra, a lavori conclusi, continua a muoversi. I cittadini di Ripoli e le loro lotte si ergono così ad emblema dell’italianissima condotta pseudo-lecita in materia di infrastrutture e trasporti.

Un tema, quello delle grandi opere, evidentemente sentito a tutti i livelli nel Paese e che forse sarebbe stato il caso di trattare con maggiore attenzione.

Senza nulla togliere al regista e alla fotografia (una parte fondamentale è comunque giocata dalla bellezza dei paesaggi), la sceneggiatura esiste quasi esclusivamente in funzione della narrazione circa la vita privata di Thomas. Prima il rapporto con i suoi colleghi, poi quello con sua moglie e i suoi figli, passando per le vicende personali degli abitanti del paesino abruzzese e concludendo con l’ardua scelta secondo morale.

Temi sicuramente prioritari se si volesse delineare un dramma introspettivo alla Pirandello. Ma è probabile che l’intento principale della pellicola si sia perso di vista in favore di tutt’altro.

Non si potrà di certo dire che “Storie sospese” sia un brutto film; fermo restando che il criterio di gusto è in larga parte soggettivo, si cadrebbe decisamente in errore: la scelta degli interpreti è quella giusta, non fa attrito con i personaggi, i dialoghi sono ben studiati (così come la scelta dei luoghi) e l’interpretazione funziona correttamente (di sicuro è così per il personaggio di Giallini).

Ciò che non convince fino in fondo è lo scarso interesse del regista nei confronti della storia più importante, che è quella valida per tutta l’Italia, da nord a sud, ma che rimane quasi soltanto una linea d’orizzonte – peraltro alquanto sfocata- entro cui far muovere i personaggi. Si rischia così di farla diventare una causa debole che non produce effetti.

I quotidiani nazionali, le televisioni, i media in generale, sono saturi di notizie che percorrono la stessa strada delle vicende di Ripoli. Treni ad alta velocità, ponti, strade e chi più ne ha più ne metta; tutte informazioni che ci colpiscono quotidianamente, eppure le dimentichiamo con facilità. Forse però la denuncia mossa attraverso l’obiettivo di una cinepresa avrebbe potuto avere un impatto radicale.

 

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