Martedì 20 Novembre 2018
   
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E’ SCOMPARSO IL MISSIONARIO PADRE ANTONIO TURRA-foto

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2000B Il primo agosto alle 14 -ora italiana- è deceduto ad Ibiporă (Brasile), Padre Antonio Turra, 86 anni, missionario del Pime. Fino al 2007, quando l’età ancora gli permetteva di prendere l’aereo, Padre Antonio ritornava in Italia ogni quattro anni nei mesi estivi a visitare la sorella Maria, i suoi nipoti e tutti gli amici che lo circondavano a Gioia del Colle, dove celebrava la santa messa nella Parrocchia di Santa Lucia. I familiari lo hanno ricordato il 3 agosto alle 19.30 presso Santa Lucia con una messa presieduta dal parroco don Giuseppe Di Corrado che ha ricordato con molto affetto la gioiosità evangelizzatrice posseduta da Padre Antonio.

In Brasile il missionario è stato onorato solennemente nell’estremo saluto con un programma intenso di attività liturgiche tra sabato 1 e domenica 2 agosto: sabato alle ore 17:00, nella parrocchia di San Rafael a Ibiporã, si è celebrata la S. Messa presieduta dall’arcivescovo Orlando Brandes. Sempre sabato alle ore 20:00 nella parrocchia di Sertanópolis è stata celebrata una S. Messa con la presenza di Mons. Albano Cavallin, arcivescovo emerito di Londrina.

Durante la notte del sabato, si è vegliato pregando e tantissimi fedeli hanno dato l’ultimo saluto a padre Antonio. Domenica alle 7:30 si è celebrata l'ultima S. Messa presieduta dai padri della parrocchia e concelebrata dai missionari del PIME presenti a Ibiporã. Padre Antonio è stato sepolto img259a Sertanópolis, accanto al suo predecessore padre Vicenzo Mariani.

Nato il 18/08/1929 a Bari da padre trentino e madre tarantina, ha vissuto la sua infanzia e l’adolescenza in Trentino durante l’epoca del secondo conflitto mondiale. Scrive in una lettera alla sorella ricordando quei tempi con nostalgia: “[…] Accendo la radio e come per incanto la camera è avvolta dalle noti marziali e solenni di una vecchia canzone della guerra: “Lilì Marlen”. Mi rivedo ragazzo là, nel Trentino, in Valsugana, ricordi? Roncegno, gli amici di un tempo[…] eravamo felici pur nei timori e ristrettezze della guerra[…].”

Compiuti gli studi di ginnasio e liceo a Formia (Latina) agli inizi degli anni ‘50, entra nell’Istituto ad Aversa nel 1957 proveniente dai Barnabiti di Napoli, dove si trovava come fratello. Per mantenersi agli studi ha svolto tanti mestieri tra cui il commesso di cappelli presso un parrucchiere romano. Presta giuramento il 29 marzo 1963 ed è ordinato presbitero il 14 marzo 1964 presso il Santuario della SS. Trinità Montagna Spaccata a Gaeta. Il 19 marzo 1964 in occasione della Festa di San Giuseppe presiede la sua prima messa nella Parrocchia di Santa Lucia a Gioia del Colle e dopo alcuni mesi parte verso la terra che gli viene affidata: il Brasile. La prima tappa della sua missione è l’Amazzonia dove svolge attività di assistenza in cattedrale a Parintins e poi nella parrocchia di N. Senhora de Nazaré a Manaus e Maués. Durante questi anni in Amazzonia è anche docente di Religione, Psicologia e Scienze dell’Educazione al ginnasio e magistero. Nel 1970 è trasferito alla regione Brasile Sud dove svolge attività in varie parroc1012580_292263627616462_3775202361337214533_nchie ed è anche animatore vocazionale a Ibiporã. A 74 anni è nominato parroco della parrocchia di S. Teresina e lì realizza il suo sogno di ampliarla per poter contenere i fedeli che stavano aumentando. L’opera fu così imponente che qualcuno la chiamava “la cattedrale di P. Antonio”. Con atto di coraggiosa obbedienza lasciò la parrocchia nella Pasqua 2011. Ha vissuto gli ultimi anni della sua vita nella casa di riposo "Rainha dos Apóstolos" a Ibiporã. Al termine della celebrazione eucaristica in Santa Lucia è stato letto un omaggio dedicato a Padre Antonio letto dal sott1oscritto in qualità di nipote e scritto da Giuseppe Turra, nipote del sacerdote, non presente fisicamente ma vicino con il cuore, che ha abbracciato tutti i pensieri e i ricordi che legano parenti ed amici a questo grande uomo:

Più del ricordo, più della tristezza, più della consolazione, credo che sia più importante, in questo momento, porsi in ascolto della Parola e fare propria la consapevolezza, la certezza che la vita di zio Antonio è stata e sarà esempio per quanti l’hanno conosciuto e che si sono fatti toccare da quella passione, da quel calore, da quella immensa forza che ha saputo donare nel cammino di missione e di evangelizzazione in Brasile. Quante volte Cristo ci ha esortato a divulgare il Vangelo, e quanta fatica facciamo solamente ad aprirlo e a leggerne una pagina. Zio Antonio è andato oltre la sua umanità, nella quale tra l’altro si riconosceva, ma dalla quale si era distaccato per fare un salto qualitativamente alto di vocazione e di concreta esperienza con Dio. E per questo, non ha solo preso sulle spalle la sua vita, partendo per una terra lontanissima, lontano dai suoi affetti, ma l’ha donata e dedicata a Dio, caricandosi su quelle spalle, forti e larghe, come se il Signore gliele avesse donate proprio per questo, anche le vite di un popolo a cui portare la Buona Novella. La gioia con cui celebrava la Messa e la potenza della sua voce, erano la prova che egli considerava ogni eucarestia, un paso per la Comunità verso il Cielo. Quando apriva quelle immense braccia, abbracciava tutti e li chiamava lì, con lui, alla mensa del Signore. Da piccolo mi chiedevo cosa mai lo spingesse a predicare con tanta energia, e solo dopo qualche anno, mi sono reso conto che il suo modo di fare gli veniva naturale, gli veniva fuori spontaneamente, probabilmente lui non se ne accorgeva neanche. Era così perché era entrato intimamente in comunione con Cristo, che quando parlava di Lui, era talmente forte la gioia di annunciare la 1964ASua parola, che la urlava al mondo. Sì al mondo, perché zio era innamorato del mondo, lui adorava viaggiare e assaporare quello che il Creatore gli aveva donato e affidato perché era consapevole che la Creazione era ancora in atto, e lui ci era finito dentro per contribuire alla sua crescita per portarla al suo pieno compimento. Ora che è nato al Cielo, accolto da Colui che ha servito per tutta una vita e che ha portato nel mondo con la sua opera missionaria, non piangiamo, non rattristiamoci, ma con serenità preghiamo per lui e per noi, perché nella misura in cui Padre Antonio è stato testimone di Cristo sulla terra, anche noi possiamo seguire il suo insegnamento, farlo nostro nel cuore, così da non rendere vano il suo prezioso viaggio. In conclusione, con l’unico rammarico di non poter partecipare alle funzioni, voglio rivolgergli, con un sorriso e un abbraccio, poche ultime parole, caro zio Antonio, ti devo un gelato, a presto!

I figli della sorella così lo ricordano: “Graziano rammenta tanti viaggi svolti con Zio Antonio ironizzando su una vacanza a Pesaro in cui lo zio deluso per il letto della camera d’albergo, per protesta si fece trovare il giorno dopo a dormire per terra… del resto non doveva costargli grande sacrificio, abituato a ben più grandi sacrifici in Amazzonia…Luciano ricorda le passeggiate pomeridiane a Piazza Pinto e le uscite sempre imprevedibili e allo stesso tempo divertenti in compagnia dello zio prete. Alfonso ricorda il servizio da ministrante da piccolo e tanti personaggi legati alla vita dello zio, tra cui Mons. Cerqua, suo superiore, a cui Zio Antonio faceva riferimento1998 nei primi anni della sua missione in Brasile. Giorgio, primogenito della sorella Maria, ricorda i bellissimi anni legati alla sua infanzia in compagnia del suo giovanissimo ed amorevole Zio Tonino e i nonni Michele e Graziella. Mariella, la più piccola dei figli di Maria confida di avere molti ricordi di suo zio ma fra tutti l’intenso scambio epistolare che smorzava la distanza e la faceva essere comunque vicina allo zio che amava. Ed infine ma non per ultima Maria, sorella di P. Antonio, devastata dal dolore della scomparsa del suo unico fratello e ancor di più profondamente addolorata dalla lontananza oceanica che la divide, lacerata dal desiderio impossibile di vicinanza al fratellino che l’adorava chiamare “Bambolotto”. Suo compagno di viaggio in guerra, amico, complice, fratello: tra il pianto e la quiete lascia che sia il silenzio, mentre tiene stretta l’immagine del fratello sul petto- guardando nel vuoto- a raccontare la storia di due fratelli che si sono sempre amati. Condividendo a pieno il pensiero di Giuseppe soprattutto nel ricordo delle sue celebrazioni eucaristiche dove io, Giuseppe e i miei zii, nipoti di zio Antonio si1950amo stati protagonisti in qualità di ministranti… come non ricordare quelle messe alle 7.30 in cui tra uno sbadiglio e un altro facevo questo “sacrificio “che poi non era così pesante ma piacevole. Non ho più incontrato nella mia vita un sacerdote che non usi il microfono come faceva lui trasformando la messa in una vera festa tra la gioia che brillava nei suoi occhi, il vocione che arrivava fino in fondo il sagrato e il canto rigorosamente presente in tutta la messa. Zio aveva ereditato il carattere di entrambi i genitori, forte come il padre e dolce come la madre da cui aveva ereditato la passione per il canto. Ogni volta che approdava in Italia e facevo visita a nonna dove lui risiedeva durante il periodo estivo, sin dalle scale ascoltavi piacevolmente questa voce che non smetteva fin quando non ti vedeva e ti abbracciava tra le sue grandi braccia. Adoravo il cinema neorealista: ricordo ancora quando mi fece appassionare con “I girasoli” con Marcello Mastroianni e Sofia Loren che lui adorava profondamente o le letture di testi che diventavano veri caffè letterari. Zio adorava la vita e circondarsi di persone vitali: amava i viaggi ma anche semplici uscite serali in compagnia dei nipoti per un bel bicchiere di birra alla spina, che era la semplice scusa per uscire e vedere gente e luoghi. Quando le uscite mancavano ed insieme a quelli la nostalgia del passato si abbatteva su di lui, viveva momenti di depressione chiudendosi nel suo silenzio. Odiava l’ozio e la passività, viveva gustando le bellezze del mondo mettendosi continuamente al servizio del prossimo, sempre e comunque. Gli onori funebri ricevuti nella terra che ormai da cinquant’anni l’aveva adottato, sono la dimostrazione d’amore di un popolo che ha sempre apprezzato la sua missione e la sua festa con Dio rendendo partecipi tutti quelli che lo circondavano. Non finiremo mai di ringraziare la Parrocchia di Santa Terezinha di Sertanòpolis”.

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