Domenica 18 Novembre 2018
   
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“CANTI E STORIE D'AMORE AL PLENILUNIO” A MONTE SANNACE

spettacolo monte sannace

spettacolo monte sannace “Canti e storie d'amore al plenilunio” ovvero canti e storie d'amore al secondo plenilunio di luglio in cui la luna non era blu per il colore ma “blue moon” come espressione anglosassone per indicare un evento che non avviene spesso.

Due pleniluni come due sono stati gli eventi organizzati dal Teatro Comunale Rossini per l'estate 2015, il precedente spettacolo si era svolto il 4 Luglio al castello Normanno-Svevo. Una divagazione questa per sottolineare l'importanza che aveva la luna e perché si è scelto questo giorno particolare il 31 Luglio.

La luna, un grande faro naturale che timidamente illuminava Monte Sannace, rendendo il sito archeologico ancora più suggestivo e degno di essere stato scelto come palcoscenico per due rappresentazioni teatrali degne di questo nome: “Love me - Fiaba d'amore” ispirato a Romeo e Giulietta di W. Shakespeare a cura di Maurizio Vacca e “Una storia che non sta né in cielo né in terra” di e con Daria Paoletta tratto da “La sposa sirena” di Italo Calvino.

Gruppi di cinquaspettacolo monte sannacenta persone per volta, man mano che si formavano, sono stati accompagnati dagli organizzatori lungo un sentiero illuminato da lanterne poste sul terreno e dove si incontravano gli attori Toni Bia, Gennifer Callea, Luca Cardetta, Gabriele Costanza, Luisa D'Aprile, Valerio Foule, Maria Paola Giorgio, Mirko Marchitelli e Rosarianna Romano tutti studenti del liceo classico e scientifico dell'istituto di Istruzione Superiore “Ricciotto Canudo” di Gioia del Colle.

La rappresentazione era un estratto dall'esito finale del laboratorio compiuto dai ragazzi e curato da Maurizio Vacca già noto per altri interessanti lavori.

Sul sentiero, i ragazzi, a distanza intervallata uno dall'altro, declamavano i versi della commedia che avrebbero poi recitato, anzi questa era già iniziata, anticipando così con questo stratagemma ed effetto scenico il “Romeo e Giulietta”.

Le luci blu e rosso-viola della scena hanno dato quel tocco in più per rendere l'atmosfera più vera e consona alla tragedia shakespeariana accentuando le note in sottofondo del “Romeo and Juliet” di Prokofiev.

Un bel regalo, quello che ci ha fatto Maurizio Vacca, che ancora una volta con professionalità e bravura ha saputo portare sulla scena un lavoro recitato da attori non profespettacolo monte sannacessionisti ma degni di questo nome. La seconda parte della serata è stata tutta catturata dalla bravura di Daria Paoletta.

“Raccontavo di persone umili e calpestavo una distesa color oro. Raccontavo di mare e le rovine erano azzurre. Raccontavo di sirene che cantano alla luna piena e lei puntuale... Che magia!...Certo, lo scialle ha raccolto tanti di quei fili dorati che sto ancora togliendo.. ma che magia!” Queste sono le parole scritte da Daria Paoletta sulla sua pagina facebook che non lasciano spazio ad altri commenti.

Lei fa parte, insieme a Raffaele Carimboli della compagnia Burambò nata a Foggia nel 1996 dove i primi spettacoli vedono protagonisti i burattini e dopo una maturazione tecnica e artistica i due attori approdano ad uno spettacolo non solo per bambini ma anche per grandi costruendo loro stessi materiali e scene e, adattando o rielaborando testi teatrali importanti, ricevono nel corso degli anni vari premi e riconoscimenti.

La forza di Paoletta sta nell'aver saputo creare con un gesto, una tonalità di voce o un verspettacolo monte sannaceso onomatopeico tutti i vari quadri del racconto proiettandoceli come su un grande schermo cinematografico. Esilarante per la gestualità e accento marcato pugliese, la rappresentazione delle comari, che troviamo non solo sulla terra ma anche in fondo agli abissi, puntuali a mettersi all'opera e spettegolare su Marionna la protagonista del racconto, perché “un po' troppo eccessiva per il marito pescatore”; il rumore degli zoccoli del cavallo del Re prodotto dal semplice movimento delle labbra ma efficacissimo; il canto d'amore disperato di Marionna per il marito disperso in acqua. Questi alcuni dei momenti belli della recitazione di una fiaba che si rifà ad una tradizione popolare diffusa nel territorio di Taranto. Al termine dello spettacolo, dopo aver cibato lo spirito, il corpo reclamava la sua parte, quindi tutti gli spettatori si sono riversati verso l'uscita formando un serpentone e dove ad accoglierli c'erano gli organizzatori pronti ad offrir loro bruschette e vino rosso. La notte illuminata dalla luna, sentieri delimitati da lanterne accese, serpentoni umani, alberi che formavano con le loro ombre strane forme e in lontananza strani figuri che si aggiravano fra i campi, forse Satiri? Forse Fauni? O Pan? [Foto di Mimmo Castellaneta e Elena Colapinto]

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