Domenica 18 Novembre 2018
   
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MIMMO CASTELLANO, GRANDE ARTISTA GIOIESE, NON È PIÙ TRA NOI

mimmo castellano

Apprendiamo con profonda tristezza, che nel pomeriggio di oggi, 29 luglio è venuto a mancare uno dei più grandi artisti cui Gioia ha dato i natali: Mimmo Castellano.

Lo ricordiamo attraverso quanto scritto in questi anni su di lui, intercettandolo nei vari momenti in cui è tornato nella sua città.

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MIMMO CASTELLANO IN “IOHA PILLOLE DI NOSTALGIA” DEL COL. CARLO MARIA TANGORRA

La percezione sensorialmimmo castellanoe può veicolare ma non dare risposte assolute in un primo approccio con la genialità pura di un grande artista, quale indiscutibilmente è Mimmo Castellano. Genialità per altro costruita su geometrie mentali che evocano neologismi comunicativi e sanno asservire il colore, pur riuscendo anche ad esprimersi con la sua assenza. Le sue creazioni dialogano "a pelle" con lo sguardo, regalano brividi, provocano e sfidano con beffarda logica, ipocrisie e idiosincrasie per poi sconvolgerne gli schemi ed incrinarne la sepolcrale, ingessata patina di perbenismo.

Non ha colori, né linee, né paesaggi la tredicesima foto di "IOHA Pillole di nostalgia", la percepisci come pura emozione, la ascolti… è il più bel canto d'amore che a Gioia sia mai stato dedicato. La sua storia, i suoi profumi, i suoi colori, la dignitosa, raccolta povertà delle sue case, messa a nudo dalla distruzione del mercato coperto, dotato "di un'armonia che la Scala non ha", sono il fermo immagine di un ricordo "a tinte forti", appassionato, intenso, gravido di nostalgia. Incredulità, disappunto, collera sono l'acido che nella camera oscura della memoria "impressionano", infiammano ed alimentano il sacro furore di chi vede stuprata la propria terra. Lo sdegno si placa in fauste reminiscenze, si lascia sedurre dalle emozioni, dal ricordo del blu brillante degli incarti serici dei maccheroni e di quelli giallo ocra, granulosi e opachi del pesce ancora guizzante sulla graniglia di cemento grigio scuro. Pennellate di vellutate e ambrate sfumature ancora calde di sole, riverberano da frutta e verdura tra intensi, esalanti effluvi, cangianti ad ogni stagione. Il germe di più ardite architetture trae linfa dalle geometrie racchiuse nel patchwork della borsa della spesa o nello "studio" arredato con le casse delle scatole di scarpe di Vigevano del nonno. E' il suo ultimo dono a Gioia, il progetto grafico di "IOHA in Pillole", un'idea di Carlo Maria Tangorra che con il suo entusiasmo, la sua paziente devozione ha incuriosito Mimmo Castellano, smussando la controversa conflittualità generata da incomprensioni a vari livelli, (nel 2003 un suo progetto di restyling di piazza Plebiscito viene "ritirato" perché accolto con freddezza dagli amministratori) che tanto ha penalizzato il dialogo tra l'artista e la sua città.

Dodici foto "narranti e narrate" racchiuse in una cartellina argentea di preziosa fattura, la tredicesima su pergamena e inchiostro che stilla nostalgia. Ancor più originale e geniale nella sua architettonica ed origamica semplicità, l'ingegnoso invito. Cornice dell'evento la biblioteca in cui riecheggia la presentazione di Rocco Fasano, sapiente, appassionato mentore dì gioiesità "…non è Mimmo che ha dimenticato Gioia, il suo paese lo ha esiliato… e lo abbiamo mandato per il mondo" a riscattare con la gloria ed il successo il meritato consenso e forse spegnere quella sete di carezze negate, di affetti smarriti…

Giacomo Castellana, per tutti Mimmo Castellano, nasce a Gioia il 24 settembre del 1932. Del suo papà Antonio, disperso in guerra, resta un soffuso ricordo ed un nome inciso sul bronzo, di fronte a casa dello zio Donato Boscia. Con la sorellina Maria Franca attraversa più volte al giorno il grigio basamento del mercato coperto, da casa di mamma Ninetta Marchitelli in via Garibaldi, a via Cavour, dai nonni. Ed è in piazza Plebiscito quando la cassa armonica in pietra verrà immolata per ospitare un rifugio antiaereo, tra monacali sepolcri profanati. A scuola il suo estro artistico non passa inosservato, ma sono classici gli studi cui si applica. Dall'università non trae l'ispirazione che "la strada", la vita reale sanno donargli, né ama sprecare tempo giocando a carte con i suoi compagni nel circolo studenti. Passa alla storia il "giro" lasciato da Mimmo a Vincenzo Oliva con un "continua tu al posto mio, torno tra poco" per poi partire per Milano, senza neanche salutare.

Brillante, estroso ed anche amico generoso… A notte fonda, ad un compagno alle prese con un esame, da ore in sua attesa sotto casa, non nega il suo aiuto. Non vuol svegliare i suoi e poggiato il foglio sulla capotte di una seicento nei paraggi, traccia un disegno sul tema. Scontato il risultato: il lavoro è apprezzato e  premiato con ottimi voti dalla commissione.

Eppure lo zio Tutuccio Castellana, nonostante il tifo ben orchestrato da Mimmo con le cuginette nel corso delle sue partite con il Bari (c'è chi non ha dimenticato i "cori girotondini" nei pressi dello stadio su "Faele" al secolo Raffaele Costantino e Castellana), non nutre grande fiducia nella sua arte. Una mattina sono insieme nel "Ragno d'oro", bar in corso Vittorio Emanuele, le nuvole annunciano pioggia, zio Tutuccio ed il piccolo Pierluigi siedono al tavolino mentre Mimmo traccia uno schizzo su un tovagliolo. Lo dona allo zio che, imperdonabilmente, lo dimentica sul ripiano, con grande gioia del gestore che dopo qualche tempo lo venderà per ben 900.000 lire. Nel 1952 vince il concorso indetto dal Comitato del Carnevale di Putignano ed inventa Farinella, nel '54 conquista Paola Borbone ed un suo abbraccio a seni nudi, ideando una scenografia con tubi Dalmine e teli di voile viola nel Piccinni, complice il regista Anton Giulio Bragaglia, un successo senza precedenti e tanta fortuna, nonostante il viola.  Nel 1960 pubblica il suo primo libro La valle dei trulli, Leonardo Sinisgalli ne cura la prefazione e nasce una grande amicizia. Nello stesso anno pubblica il fotolibro Moods, intriso di ricordi tra cui il terrazzo coibentato con catrame nero, una vecchia conigliera e lo sguardo ipnotizzato dal candore di un muro bianco su cui proiettare la vita. Nel '66 Umberto Eco scrive la prefazione del suo "Noi vivi", collabora con Carlo Mollino presso il Teatro Regio di Torino e conquista il nord Europa promuovendo le Eolie con splendide ed appassionate cartografie.

Ha le idee chiare ed una innovativa, geniale intuizione sull'efficacia della provocazione nel settore della comunicazione grafico – pubblicitaria. Un presagio che si rivelerà esatto e detterà legge non solo in ogni settore dell'economia, ma anche in ambiti culturali, determinando il suo smisurato ed internazionale successo. Appena diplomato, per quasi cinque lustri curerà l'immagine grafica ed editoriale della Casa Editrice Laterza, ottimi lavori non sempre riconosciuti con immediatezza  come tali da Vito Laterza. Il giorno in cui, non solo per differenze ideologiche, "commette l'imprudenza di cambiare i colori delle copertine", Mimmo, già noto come "sovversivo dei segni" ed "architetto" delle installazioni Iri, Rai e Italsider nella Fiera del Levante, (suo anche il logo dell'istituzione del ‘61), interrompe la collaborazione e si trasferisce a Milano, in Piazza De Angelis, sperimentando la vita non proprio idilliaca del condominio. La moglie Giovanna De Palma, docente di scuola elementare, il piccolo Antonio, oggi affermato architetto e Orietta non seguono l'artista, lasciando al suo estro totale libertà di espressione. Il destino si compie, le Moire ne intrecciano trama e ordito, ma è Mimmo ad annodarne e spezzarne i fili. Vola sempre più in alto, in diagonale ed istintiva rotta di collisione con farisaici formalismi e ipocrisie, non ha ali di Icaro né teme il rogo del giudizio altrui.

Da grafico della comunicazione autodidatta, "rinascimentale" maestro "di bottega" per Mimmo Fiorente e Umberto Celiberti, diviene titolare della cattedra di progettazione grafica dell'Accademia di Belle Arti di Bari, docente di immagine coordinata e segnaletica all'ISIA di Urbino e all'Istituto Europeo di Design di Milano, Cagliari e Torino, ma convenzioni e quotidianità mal si coniugano con la sete di vivere, la curiosità di sperimentare anche ciò che per i più è trasgressivo, anticonformista, bizzarro, innovativo e pericolosamente seducente. Milano offre mille opportunità a Mimmo, incontri importanti con personalità letterarie e valenti scrittrici italo – cubane, con dirigenti e industriali. Diviene consulente grafico del CONI, dell'Alitalia, della Montedison, quindi va oltre confine per realizzare padiglioni nelle fiere internazionali della CEE. Premi e meritatissimi riconoscimenti prestigiosi ne attestano la grandezza in tutto il mondo, da Cuba al Giappone, da Teheran a Londra. L'avvento del digitale ed il possesso totale delle tecniche grafiche di ultima generazione aprono nuovi scenari alla creatività dell'artista, la stessa emozione può esprimersi attraverso una miriade di linguaggi diversi, puntando alla perfezione d'intenti tra "creatore e committente".

La creatività si nutre di emozioni sempre nuove, invade mente e cuore, non accetta vincoli, è assetata di libertà. E' una amante perfetta: si lascia cogliere a tergo, in zebrate, sensuali, ambrate spirali, è provocante, inebriante, divertente, non inaridisce il rapporto ma lo rigenera, rifugge la mediocrità, consente di misurarsi di continuo, di sfidarsi e sfidare il mondo… di contro talvolta esige dedizione assoluta, lascia poco spazio alle radici di affetti profondi, anche se esausti richiede alte prestazioni e crea "dipendenza"… senza di lei non ha più senso vivere.

Mimmo non ama le mezze misure, o dentro o fuori, o bianco o nero, si ama o si odia, le sfumature, così preziose nell'arte, sono bandite dai rapporti interpersonali, generano equivoci, si prestano ad errate interpretazioni, rendono vulnerabili… Decisionista e a suo dire "indisciplinato, sovversivo, anomalo", per altri "carismatico, suscettibile, permaloso e provocatore", Castellano è nato per primeggiare e non esita per coerenza, indole e forse scelta ad interrompere bruscamente legami anche importanti, quasi a voler "testare" l'altrui considerazione ed al contempo negarne l'importanza, connotando di positività ed entusiasmo l'inizio di una nuova avventura sia essa professionale che affettiva o sentimentale. E' sulla scarnificata tabula rasa di ciò che ha fine, che il carisma sa dar vita ad altri, infiniti universi.

L'eterno montgomery, le camicie dai colori vivaci, l'anticonformismo nel partecipare a cerimonie e matrimoni in scarpe da tennis e maglione, le sigarette senza filtro, il gusto della provocazione sono punti di riferimento per non smarrire la propria identità, per non lasciarsi travolgere dal continuo evolversi di una impetuosa, incontenibile, versatile genialità. Nella villetta di tre piani a Trezzano del Naviglio, tra le luci soffuse e la lampada Arco di Castiglioni, tra spirali arabescate di fumo e posacenere sparsi ovunque, scendendo in laboratorio potrebbe non stupire ritrovare accanto ad un PC di ultima generazione la vetusta Singer con i ricami d'oro usata da ragazzo. L'archivio di CD sfida quello cartaceo ospitato in una poderosa biblioteca, accanto a fotocamere digitali occhieggiano macchine fotografiche d'epoca, dicotomie che saldano presente e passato in eterna corsa verso il futuro, corda tesa in funambolico bilico tra il successo e la solitudine dei numeri primi.

Dalila Bellacicco [La Piazza – 2008]

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MIMMO CASTELLANO – “IO E BARI – 1951-1967″ PASSANDO PER GIOIA

mimmo castellanoEd è nella sua Gioia, nei vicoli del suo centro storico, nelle pietre che ne lastricano la storia, nel riecheggiar di passi, di voci, di ricordi che Mimmo Castellano ritrova il suo baricentro. Torna nel grembo natio, ne respira il profumo, si nutre di energia per poi trasfonderla alle sue “creature”, esposte in bella mostra al Fortino di Bari e nel chiostro comunale.

Geometrie tridimensionali sovrastano l’umanità, miniaturizzata in stereotipi di pusillanime mediocrità, irriverenti geodi meccatronici ne ridisegnano il volto, per poi colonizzare gli “insopprimibili luoghi dell’immaginario fantastico” di un virtuale Eden. L’artista è il Creatore, non usa più fango e argilla ma assembla viti, manovelle, rondelle, tubi e seducenti molle tirabaci. Compone e scompone volti soffusi di ibrida comicità, allusivi, ammiccanti, genialmente irriverenti, sorpresi in angolazioni impossibili, ricade nella tentazione di umanizzare le sue creature, persevera nella sua ricerca di dissacrante perfezione. Ma, per quanto imperfetto, banale, scontato, oppresso da un perenne presagio di caducità, collegato ad un timer divino, l’uomo rifugge il freddo metallo dell’eternità e torna protagonista in carne e scheletriche ossa. Inneggia all’unità, ne celebra il 150° anniversario indossando sulla pelle nuda il tricolore, irride ancora una volta ipocrisie e falsi moralismi, svelando con ruvido, grafico sarcasmo, gli scheletri nascosti negli armadi di una politica grottesca, ripiegata su se stessa, anni luce distante da una realtà drogata dai media, fustigata dall’indifferenza, crocifissa da false lusinghe e clientelari illusioni. S1280093

La medaglia d’oro coniata “Universitas Johe” donata dal sindaco Piero Longo a nome della città, in occasione dell’incontro organizzato da Ruggero Messere, presidente dell’Associazione Carano Donvito e il sigillo del Comune barese, anch’esso in oro, attestano stima e riconoscenza, ma ancor più preziosa è l’attestazione di affetto ed amicizia del professor Rocco Fasano.

“Gioia - con accorata enfasi dichiara Fasano – è un paese ricco di personalità, Mimmo Castellano è il più rinomato gioiese – non figlio di immigrati, ma figlio di gioiesi – nel tempo e nel mondo. Viene a Gioia, nel piccolo mondo antico, per ritrovare lo spirito di una volta. La signorina Tarsia era il nostro rifugio. Mimmo era nodoso, si percepiva il genio che sarebbe diventato… da ragazzino, dopo un litigio a volte scappava di casa e si recava dalla signorina Tarsia. Bizzarro e stravagante, per tornare in famiglia imponeva il suo diktat. Sul secondo terrazzino della casa paterna la sua mamma doveva stendere la biancheria in un ordine prestabilito, ciò avrebbe significato che la buriana era passata ed era possibile far pace. Ricordo un libro presentato su Matera, vi portai una foto a piena pagina, un lenzuolo rattoppato… c’era passato il mondo su quel lenzuolo, la storia di un popolo, di una regione! “Vita magna est pregiata”… ora che la storia è finita, quel “magna” indica la magnificenza con cui hai operato nella vita. Devi essere pacificato con te stesso… ti vogliamo bene Mimmo!” MIMMO CASTELLANO

“La mia attività è varia – afferma Mimmo Castellano – come grafico il mio compito è tradurre messaggi in immagini, non è autentica arte, ma professione. L’arte, più che nella grafica, l’ho espressa nella fotografia. Il messaggio è stato raccontare la mia terra. Non ho mai perso la mia identità, né mi guardo mai indietro, questo mantiene giovane lo spirito, purtroppo non il corpo. A Milano ho imparato i primi rudimenti del mestiere. Oggi è una città disabitata, non ha una tradizione culturale, è infettata da elementi che non ci appartengono come italiani. La Bari di oggi non la conosco. Ogni volta che torno, trovo gli amici di 40 anni fa. Di Gioia non riconosco più i profili se non quando entro nel cuore del paese. Il progetto di Piazza Plebiscito esisteva prima che Piero Longo divenisse sindaco… la piazza coperta copriva la povertà delle case, era una scenografia… restituire dignità a questo luogo, è un atto dovuto.”

Dalila Bellacicco [ la Piazza - Aprile 2011]

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LA GENIALITÁ ARTISTICA DI MIMMO CASTELLANO, IN MOSTRA

mimmo castellano“Nuovi territori espressivi”, questa la mostra di Mimmo Castellano che venerdì, 3 maggio sarà ospitata a Padova, nel Palazzo Angeli.

L’evento inserito nella rassegna “Padova Photo - Graphia” e realizzato in collaborazione con Archivio Fotografico Toscano e Gruppo Mignon, è curato da Angelo Maggi.

“Il messaggio comunicativo e pubblicitario di Mimmo Castellano - afferma Maggi - diviene vera liturgia di consumi: dalla fotografia documentaria di alto valore estetico si passa alla parodia e alla simulazione. Nell’ardore sprezzante e innegabilmente rivoluzionario dei lavori esposti, si coglie pienamente la poetica di un’intera vita dedicata allo studio dell’immagine: dalla sacra oggettività della fotografia ai collegamenti ipertestuali post futuristi di singoli personaggi. Dall’accanita volontà di agire tra fotografia e graphic design prorompono le immagini di Castellano come elogio supremo alla creatività italiana”.

Geometrie tridimensionali sovrastano l’umanità, miniaturizzata in stereotipi di mimmo castellanopusillanime mediocrità, irriverenti geodi meccatronici ne ridisegnano il volto, per poi colonizzare gli “insopprimibili luoghi dell’immaginario fantastico” di un virtuale Eden. L’artista è il Creatore, non usa più fango e argilla ma assembla viti, manovelle, rondelle, tubi e seducenti molle tirabaci. Compone e scompone volti soffusi di ibrida comicità, allusivi, ammiccanti, genialmente irriverenti, sorpresi in angolazioni impossibili, ricade nella tentazione di umanizzare le sue creature, persevera nella sua ricerca di dissacrante perfezione. Ma, per quanto imperfetto, banale, scontato, oppresso da un perenne presagio di caducità, collegato ad un timer divino, l’uomo rifugge il freddo metallo dell’eternità e torna protagonista in carne e scheletriche ossa. L’artista irride ancora una volta ipocrisie e falsi moralismi, svelando con ruvido, grafico sarcasmo, gli scheletri nascosti negli armadi di una politica grottesca, ripiegata su se stessa, anni luce distante da una realtà drogata dai media, fustigata dall’indifferenza, crocifissa da false lusinghe e clientelari illusioni.

Immagini tratte da “False generalità di proiezioni ortogonali” di Mimmo Castellano.

Dalila Bellacicco [30 aprile 2013]

MIMMO CASTELLANO, "UN GIOIESE COME NOI" FAMOSO NEL MONDO

MOSTRA “FUORISCHEMA” IN ONORE DI MIMMO CASTELLANO

LE OPERE DEL DESIGNER MIMMO CASTELLANO IN MOSTRA -foto-

IL “SUD”, “I TROMBONI” E LA “TERRA DI BARI” DI MIMMO CASTELLANO

MIMMO CASTELLANO CON “IL GUSCIO DELLA CHIOCCIOLA”

mimmo castellano

Commenti  

 
#2 mario pugliese 2015-07-31 09:05
un grande creativo
 
 
#1 Leonardo 2015-07-30 08:50
Studio Graphica almeno nel cordoglio potreste fare a meno di farvi pubblicità.
 

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