Mercoledì 21 Novembre 2018
   
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PREMIO CENTENARIO MORTE ARCH. CRISTOFORO PINTO-foto

incontro centenario architetto pinto

Domenico NettisIl 22 giugno, nella splendida cornice del Chiostro di Palazzo San Domenico, circondati da foto e tavole dei progetti architettonici, si è inaugurato il Premio Pinto e celebrato il centesimo anniversario della morte dell’architetto Cristoforo Pinto nato a Gioia del Colle il 10 maggio 1837 e morto a Milano il 22 giugno 1915.

Durante la serata sono stati ascoltati gli interventi introduttivi dell’architetto Daniela De Mattia e dell’architetto Domenico Nettis. La De Mattia ha evidenziato le finalità del Premio Pinto, ovvero mettere in luce le eccellenze del passato e del futuro, coinvolgendo i cittadini in un percorso storico-culturale attraverso le Bellezze di Gioia del Colle, un patrimonio da tutelare il cui valore va riconosciuto.

“Il primo passaggio - precisa la De Mattia - è nel riconoscimento del valore del patrimonio che ci avvolge. La mostra ci ha permesso di mettere a confronto le arti di questa epoca…”.

Il Nettis invece, ha illustrato lo stato delle ricerche esperite a Milano con contemporanea lettura di alcuni documenti relativi alle comunicazioni epistolari intrattenute dal “Pinto” con parenti gioiesi e colleghi artisti del periodo.

Mimmo Castellaneta ha dato voce a documenti del passato leggendo le lettere dell’architetto Camillo Boito - fratello di Arrigo - ed altri atti che hanno tratteggiato la figura d Cristoforo Pinto.

Dopo questa fase introduttiva, è intervenuto l’architetto Vito Angelillo il quale - dopo il saluto ai presenti e il ringraziamento agli organizzatori per l’invito rivoltogli -, ha tenuto una vera e propria lectio magistralDaniela De Mattiais su “Il nuovo disegno della città e il ruolo dell’architetto nella Gioia del Colle tra 800-900.”

L’INTERVENTO DI VITO ANGELILLO

Infatti, dice l’architetto, parlare del Pinto oggi offre l’occasione per rileggere il nostro passato non solo dal punto di vista della storia architettonica e urbanistica ma, anche di quella storico-sociale e politica che caratterizzerà la seconda metà dell’ottocento fino ai primi decenni del novecento.

Nella prima parte l’Architetto Angelillo, pensando agli anni ’80 in Pro Loco, non ha trascurato di portare per la serata un ricordo ed un omaggio del Prof. Antonio Donvito e del Maestro Pittore Raffaele Van Westerouth.

In quel tempo infatti, con sensibilità mai sopita, offrirono a Gioia del Colle una pubblicazione: “Gioia del Colle, vista dal pittore Raffaele Van Westerouth” con testi di Antonio Convito.

La carenza di documenti storici del passato spinse il maestro a disegnare, con tratto a penna, gli aspetti del nostro paese, vie, piazze, vicoli, palazzi, ville e chiese.

Diceva il Maestro: “Oggi parecchi aspetti caratteristici di ambienti e di vita della nostra cittadina sui quali fermai la mia attenzione, sono stati trasformati o sono addirittura scomparsi…” e diceva ancora concludendo: “Purtroppo questo sgretolarsi di un mondo antico continua nel tempo, perciò spero che questa mia opera possa servire a conservare almeno in parte il ricordo. Questo tributo alla scoperta delle bellezze della mia terra verrà certo accettato benevolmente dai miei cittadini..”incontro centenario architetto pinto

Per questa ragione l’architetto Angelillo, recuperando la memoria storica, durante il suo intervento, lascia scorrere le immagini delle opere del Pinto, disegnate da Van Westerouth, quale caloroso omaggio e tributo ai due artisti gioiesi.

Peraltro, per il tramite di Pinto è possibile fare una verifica storica su Gioia del Colle, di quelli che sono stati i temi del dibattito culturale, nazionale e internazionale di fine secolo, ovvero:

l’eclettismo storicistico come stile unitario in architettura;

la nascita dell’urbanistica moderna.

Con eclettismo storicistico si indica generalmente una fase dell’architettura dell’800, in cui coesistono stili diversi e tutti facenti capo a differenti periodi storici precedenti; cosi il neoclassico, il neogotico e neoromanico costituiscono altrettanti ritorni del linguaggio dell’architettura del mondo antico, medioevale e rinascimentale.incontro centenario architetto pinto

Ebbene il nostro Pinto in perfetta aderenza storica progetta e realizza opere in stile neoclassico e neogotico.

Ne sono un esempio Villa Cassano, i palazzi di fine 800 e la chiesa di Santa Lucia.

Due linguaggi diversi in architettura usati dal nostro Pinto che, peraltro non trascura affatto il dibattito in corso nel 1846, ovvero : “La polemica fra i Goticisti e i Classicisti dell’Academie di Beaux-Arts” di Parigi che esprimono considerazioni sulla questione se sia giusto costruire chiese in stile gotico nel XIX sec.

Il Pinto opera la sua scelta in perfetta sintonia con E. Viollet Le Duc, e realizza la chiesa di Santa Lucia in stile neogotico.

Ecco che con il Pinto si verifica non solo lo studio del linguaggio architettonico di fine seecincontro centenario architetto pintoolo ma anche la nascita dell’urbanistica moderna.

Lo sviluppo edilizio, che a Gioia del Colle era stato contenuto dal IX al XVIII sec in quella parte di città che oggi chiamiamo centro storico, oggi si estende partendo da Piazza Plebiscito, Piazza Umberto I, e traccia nuovi assi per la costruzione della nuova città liberale e borghese. Infatti a partire da Piazza Plebiscito, seguendo per Via Roma, realizzava la Torre dell’orologio, palazzi ottocenteschi, la Chiesa di Santa Lucia e, in fondo a Via Roma aperta nel 1865 con l’inaugurazione della Ferrovia Bari Taranto, la monumentale Villa Cassano.

Per dirla con L. Benevolo: “Il borgo diventa città e segna un passaggio storico fondamentale: la fine della società contadina e della sua immagine architettonica”.

Anche a Gioia verifichiamo ciò. Si pone fine alla società contadina; quali le conseguenze?

Eccole:incontro centenario architetto pinto

- i contadini si trasformano in piccoli e grandi agrari;

- l’arte di vivere e abitare nel centro storico (tanto caro come concetto a E. Benincasa nel suo “L’arte di abitare nel Sud”) si dissolve insieme ai suoi colori - il bianco delle facciate, il rosso dei gerani, il verde del basilico- ai suoi profumi e alla sua lingua base il dialetto.

Le strade curvilinee e i vicoli, le corti, non saranno più il prolungamento della vecchia casa a schiera, né il vecchio spazio di relazione.

Ora, con l’avvento del periodo post unitario, occorre una nuova immagine della città, quella della città borghese- liberale che soddisfi l’esigenza delle nuove classi al potere.

Nuova urbanistica e nuova architettura: tipologicamente si avverte il passaggio, dalla casa a schiera con scala esterna, alla casa con soprano e sopra soprano per i ceti medio bassi, il palazzo e la villa per la committenza della nuova aristocrazia gioiese.

Urbanisticamente, il passaggio dalincontro centenario architetto pintolo schema concentrico a quello radiale.

Cristoforo Pinto è l’uomo architetto che interpreta le esigenze della nuova aristocrazia agraria liberale borghese e traccia le direttrici di sviluppo urbanistico per le nuove forme dell’abitare.

L’Architetto Angelillo, che si appresta a concludere il suo intervento, legge nella “Torre dell’orologio” in Piazza Plebiscito, l’espressione del nuovo civismo e simbolicamente la concezione di un nuovo tempo, di un nuovo spazio e di una nuova architettura.

Il XIX secolo rappresenta il secolo delle grandi trasformazioni urbanistico- edilizio.

E’ infatti tra l’800 e il 900 che si definirono lungo il perimetro del centro storico interventi pubblici e privati (di completamento e trasformazione) che disegnarono, secondo i principi della cultura della città borghese la nuova “maschera” di quel cuore costituito da un tessuto edilizio povero che ancora oggi esiste al suo interno a memoria della nostra ormai passata ciincontro centenario architetto pintoviltà contadina.

L’INTERVENTO DI ROCCO FASANO

Il professor Rocco Fasano, dopo una appassionata dimostrazione di quanto un buon oratore possa permettersi di non utilizzare il microfono, "parlando" con la voce e con il corpo, avvia un intervento avvincente.

In apertura apprezza l'operazione, in quanto la prima volta in cui si sfata una leggenda riportandola alla sua reale dimensione storica attraverso una corretta ricerca. Il professore presenta Pinto come un gioiese, "accasato bene" in quel di Milano, sul quale con gli anni si è creato un alone leggendario, dal quale egli stesso era stato travolto in gioventù.

Fasano fu convocato dall'Amministrazione comunale sei anni fa per redigere il testo di una targa in onore di Cristoforo Pinto, nella errata convinzione che il centenario ricorresse proprio nel 2009.

Il Professore descrive poi la committenza di Cassano per la villa-castello presso la stazione. Fasano afferma anche che Pinto non fosse architetto, informazione sulla quale poi iincontro centenario architetto pintonterviene, sul finire, la De Mattia, specificando che è documentata la richiesta di Pinto di ricevere invece addirittura in anticipo il titolo di architetto presso l'Accademia di Brera, dove egli era già noto e vincitore di numerosi importanti concorsi accademici, tra cui quello per la ridefinizione della facciata del Duomo di Milano.

Fasano racconta la sua esperienza come consigliere e assessore all'istruzione a soli 22 anni, grazie anche alla sua eccezionale capacità di oratore durante un comizio.

Proprio in quegli anni si discuteva la proposta di dedicare la zona oggi occupata da Piazza Pinto, all'epoca "squallida" e degradata. La proposta dell'amministrazione era di dedicarla a Matteotti, visto il periodo storico e l'appartenenza politica della maggioranza.

Fasano riuscì a convincerli a intitolare a Matteotti un'area più prestigiosa, e dedicare invece all'architetto Pinto l'area. La proposta passò senza obiezioni.incontro centenario architetto pinto

Un'altra leggenda viene citata, quella della sosta di D'Annunzio a Gioia proprio presso la Villa Cassano progettata da Pinto, anch'essa legata ad esperienze di vita importanti del prof. Fasano. Proprio in occasione della redazione di un compito scolastico sull'esperienza del racconto della visita di D'Annunzio, Fasano apprese dai suoi maestri come "la lingua sia una linea retta che può essere compressa" quando si ha capacità di sintesi.

Fasano ammette la sua ammirazione per Pinto, per la sua capacità di costruire non solo a Gioia ma anche altrove, e legge la targa che ha aggiornato proprio per l'occasione della conferenza, per una nuova incisione, questa volta con la data corretta, da poter apporre presso la casa natale dell'architetto. Nella targa si enfatizza anche la capacità di Pinto di "importare" l'operosità creativa e costruttiva lombarda e rinnovare profondamente il suo paese in opere pubbliche e private di mirabile valore formale divenute oRocco Fasanornamento di una cittadina moderna.

Il professore poi prosegue con un ampio excursus sulla storia gioiese nell'epoca di Pinto, con l'espansione oltre le mura del centro storico. Cita note toponomastiche legate alla storia dello sviluppo di Gioia, dal municipio su via Vittorio Emanuele II, alla Piazza Plebiscito (sempre in onore di Vittorio Emanuele II, nonostante i pochi abitanti), poi via Garibaldi, via Orsini, patriota che osò attentare Napoleone III, "di lato" corso Mazzini, sulla sinistra Gioberti, giungendo a piazza XX Settembre (anche in questo caso dedica poi discussa in consiglio comunale, per una proposta di modificarla in via Gramsci).

In chiusura Fasano descrive anche la capacità di Pinto di progettare non solo gli spazi interni ma anche lo spazio esterno delle sue architetture (citando Zevi: "L'aria che si muove interno all'edificio"), in particolare presso la chiesa Santa Lucia, dove l'architetto ha "immaginato una scena" di Gioia del Colle. La chiesa svettava tra palazzi all'epoca più bassi, con un sagPierluigi Mancinorato importante quanto l'interno, oggi non più percepibile per la decisione criticata dal professore, di annullare il sagrato con una pavimentazione unica.

Fasano auspica che questo studio prosegua anche su altre figure, anche costruendo un gruppo interdisciplinare di ricerca, poiché utile per il paese.

Chiude l’incontro Pierluigi Mancino che sottolinea la modalità di lavorare di Pro.di.gio attraverso gruppi di ricerca che mettono insieme idee e si pongono degli obiettivi.

La mostra delle opere di Pinto, attualmente ospitata in Biblioteca, sarà itinerante e non è da escludersi che possa essere ospitata nei palazzi costruiti dal celebre architetto.

Commenti  

 
#3 jarett 2015-07-10 16:18
PRODIGIO SEMPRE PIU' LEADER!!!
GRANDI RAGAZZI!!!
SIETE LA NOSTRA SPERANZA!!!
 
 
#2 Ospite 2015-07-10 14:27
Fa bene Gioia del Colle a celebrare il suo passato. Del presente non è a parlarne!
 
 
#1 Leo 2015-07-10 11:03
Credo che l'Architetto Pinto si rivolterebbe nella tomba se vedesse quale "latrina paesaggistica" sono stati capaci di creare Ingegneri ed Amministratori del XXI secolo.
 

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