Domenica 18 Novembre 2018
   
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TOMMY DIBARI A “LA LIBRELLULA” PRESENTATO DA F.SCO BIA-foto

Francesco Bia Tommy Dibari

Francesco Bia Tommy Dibari Lettori testardi, giornalisti innamorati della lettura e presidenti di presìdi di libri e di altri cenacoli letterari si son persi una piacevolissima conversazione con un autore - Tommy Dibari - dalla personalità profonda, che sa emozionare e si emoziona. Una rivelazione per i presenti che hanno conosciuto la filosofia di vita di uno scrittore ed autore televisivo che “scrive per immagini” e potrebbe ambire a prestigiosi premi letterari, con una cultura che spazia a 360° nel mondo cinematografico, musicale e filosofico.

A presentarlo è Francesco Bia - redattore del nostro giornale - alla sua prima esperienza in questo ruolo, ma davvero molto bravo e professionale, con quel qualcosa in più che sa dare chi percepisce le emozioni e sa tradurle in parole senza autocelebrarsi, ma mettendo in luce i veri protagonisti: lo scrittore ed il suo libro. A Mariangela Cuscito abilissima nel “narrare” a sua volta questo incontro, un sincero grazie da parte di chi non c’era e potrà “gustare” la serata attraverso le sue parole.

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Venerdì 12 giugno lo scrittore barese TFrancesco Bia Tommy Dibariommy Dibari, presso la saletta della libreria “La Librellula” a Gioia del Colle, ha presentato il suo ultimo romanzo edito da Cairo Editore: “Sarò vostra figlia se non mi fate mangiare le zucchine”, con letture affidate alle voci di Rosanna Ventura e Toni Bia, accompagnata alla chitarra da Angelica Mastromarinoe L’opera racconta la storia di Tommy e Doriana, una coppia di giovani sposi che come tante decide di mettere al mondo un figlio, un figlio che però non vuole arrivare, dopo varie peripezie tragi-comiche, tra ospedali, cliniche private, viaggi della speranza in cerca di un miracolo, arriva la dura sentenza dei medici: “Vi trovate in quello che la scienza definisce il range dell’infertilità inspiegabile”, così dalla speranza più vivida allo sconforto più buio il passo è breve. Le parole di una mamma poi riaccendono uno spiraglio nei cuori di Tommy e Doriana: “Forse siete destinati ad un altro progetto, forse dovete andare a prFrancesco Bia Tommy Dibariendere vostro figlio, portarlo via e salvarlo”, una nuova possibilità, un’opportunità: l’adozione, donare il sorriso a chi troppo presto è stato tolto. Un altro percorso impervio si apre davanti a loro, ma la voglia di dare nuova vita e amore ad un piccolo che da qualche parte nel mondo li sta aspettando è più forte di tutte le estenuanti lungaggini burocratiche.

Finalmente arriva Martina, uno scricciolo fragile, affamato d’amore, che sin dal primo incontro mette subito le cose in chiaro: “Sarò vostra figlia se mi comprate un cane, se non mi date le botte e se non mi fate mangiare le zucchine”.

IL CORAGGIO DI METTERSI A NUDO

Come sottolinea Francesco Bia - redattore de “la voce del paese” - che ha introdotto e dialogato con lo scrittore, emerge dalla lettura del racconto il coraggio di Dibari di mettersi a nudo, di affrontare temi importanti anche col sorriso, come quello dell’adozione che lo stesso scrittfrancesco biaore definisce “l’utero del cuore”.

Questa definizione nasce dalla consapevolezza che “…non c’è nessuna differenza tra la gravidanza biologica e l’adozione, entrambe sono una nascita a tutti gli effetti e per di più l’adozione consente anche al padre di vivere la gravidanza”.

Il racconto attraverso uno stile diaristico, comincia dalla fine, ovvero dalla nuova vita con Martina, per procedere a ritroso, con la tecnica del flashback, affrontando tutto il percorso che ha portato all’adozione, dagli infiniti tentativi per avere un figlio fino alla decisione di andare a cercare un figlio, con l’ultimo capitolo a fare da “tirante” tra il primo e il secondo e le conclusioni che Dibari dedica a quello che lui ha imparato da sua figlia.

Ogni capitolo è aperto da un aforisma di Martina, degni dei più grandi filosofi, uno ptommy dibarier tutti: “Il cielo non è altro che un mare rovesciato”.

Una presentazione permeata da importanti riferimenti letterari, filosofici, musicali e artistici in generale che hanno influenzato Dibari nella scrittura del testo come a J.D. Salinger, scrittore statunitense che affermava: “Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere, vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”.

“RIEDUCARCI AL SILENZIO…” 

Francesco Bia che con cura certosina ha presentato il racconto, afferma di aver provato quello stesso desiderio e di aver contattato Dibari, anche perché ora è molto facile con internet mettersi in contatto con uno scrittore rispetto ai tempi di Slinger, e poi perché Bia è stato allievo di Francesco Bia Tommy DibariDibari ed è percepibile lo scorrere tra i due di un flusso di ammirazione e stima reciproca.

Nel corso della presentazione si fa riferimento a film quali “La voce della luna” di Federico Fellini che si chiude con l’emblematica frase: “Se tutti facessimo un po’ di silenzio, forse potremmo capire di più”, ripresa in seguito da Roberto Benigni che dello stesso film era protagonista.

Per Dibari nella nostra società si parla tanto e male, dovremmo rieducarci al silenzio ed educare al sentire. Altro tema affrontato ed esorcizzato dallo scrittore è quello della morte.

“E’ necessario smetter di pensare che non bisogna raccontare le cose ai bambini, bisogna farlo con le parole giuste”, perché la morte fa parte della vita. Forse c’è un’accezione troppo negativa nella nostra società riguardo questo tema, a proposito l’autore cita il film “Philadelphia” nel quale, come vuole la tradizione statunitense, dopo il fFrancesco Bia Tommy Dibariunerale del protagonista parenti e amici allestiscono un banchetto per ricordare il congiunto, tradizione che nel secondo dopoguerra era praticata anche nell’Italia meridionale.

Lo stesso Dibari nel suo racconto immagina il suo funerale con una tavola con pane e vino rosso, e cita Epicuro, filosofo greco: “La morte è la prova certa di aver vissuto, è lei ad essere di passaggio sulla terra; la vita è tutto ciò che accade, la fine è solo una piccola parte”.

LA FEDE… UN’ENERGIA SPIRITUALE STRAORDINARIA

Anche la fede è stata di grande aiuto per lo scrittore in questo travagliato percorso. Racconta di aver trascorso gran parte della sua infanzia in parrocchia, e di aver conosciuto i principi e i valori di don Tonino Bello e di don Milani grazie al Parroco di Barletta che a loro si ispirava, “ma allo stesso tempo - racconta lo scrittore - il mio rapporto con la fede è stato abbastanza tormentato, nei passaggi focali della mia vita è tornata a troFrancesco Bia Tommy Dibarivarmi o sono andato io a cercarla”, anche se Dibari preferisce parlare più di “energia spirituale straordinaria”, la stessa che lo convince sempre più che nella vita nulla accade per caso.

“Mia figlia l’abbiamo adottata quando aveva cinque anni, mia madre è stata adottata quando aveva la stessa età”. Lo scrittore cita a proposito del percorso dell’adozione “Creuza de mà” di Fabrizio De Andrè, ovvero la mulattiera, il viottolo di mare che si crea sull’acqua in presenza di particolari condizioni meteorologiche, per indicare il suo senso della fede che ha portato i loro cuori, suo e di Doriana, dove dovevano cercare la loro figlia.

Nel capitolo dedicato a sua madre intitolato “Mamma mia” racconta la bellissima reazione di sua madre quando insieme a Doriana le confidano la loro decisione di adottare un figlio: “Sì, fatelo presto, così Francesco Bia Tommy Dibaririnascerò ancora attraverso voi”.

Lo scrittore ha voluto inserire nel suo romanzo anche i racconti che sua madre gli ha trasferito circa le più ingiuste punizioni che subivano i piccoli abbandonati nei brefotrofi, questo per dimostrare che allora non c’erano tutti i controlli e tutti questi passaggi a cui oggi chi decide di adottare deve sottoporsi.

Un posto importante nel romanzo ha l’incontro tra Martina e sua nonna, che ha ringraziato suo figlio e Doriana per questo dono, e ha detto loro: “Il vostro sorriso sarà la mia pace.”

AMORE A STRAPIOMBO…

Riguardo al loro primo incontro con la piccola invece, “…ricordo il sabato del villaggio che si era scatenato in noi quando stavamo per incontrarla, il suo chiamare Doriana subito mamma”. Sull’essere madre Dibari afferma: “Non bastalibro tommy dibari aver messo al mondo un figlio per essere una madre, essere madre è una conquista millimetrica quotidiana, non è una cosa innata”. Lo scrittore si sofferma anche sull’importanza per i bimbi adottivi del sentirsi dire e ripetere “per sempre”, perchè in loro è forte il terrore dell’abbandono, lo stesso che per i primi tempi ha condizionato le loro vite. Come sottolinea Bia in questo e nei due precedenti romanzi di Dibari, “Cambusa” e “Non ho tempo da perdere” emerge il forte attaccamento dell’autore verso il suo territorio e il suo volerlo descrivere. Francesco gli chiede se la sua professione di autore televisivo abbia influito sulla modalità di stesura di quest’ultimo romanzo, Dibari risponde: “Scrivo per immagini e c’è una grande influenza del mio amore per il cinema nella mia scrittura”. 

Sull’amore per la sua terra lo scrittore cita una frase della canzone “Vuelvo al sur” di Astor Piazzola: “vuelvo al sur como se vuelve siempre al amor” ovvero “torno al Sud come si torna sempre all’amore. Un’attrazione fatale, un amore viscerale che si mescola con le cose che faccio” così definisce lo scrittore l’attaccamento alla sua terra, così come definisce “amore a strapiombo” quello che prova per sua figlia.

I SOGNI… SASSI SCARTATI

Il messaggio del suo romanzo è un invito a sperare e a lottare con tutte le proprie forze per qualsiasi sogno si voglia realizzare, e citando Will Smith nel film “La ricerca della felicità” di Gabriele Muccino, quando rivolgendosi a suo figlio dice: “Non permettere a nessuno di dirti che non sai fare qualcosa. Se hai un sogno, tu lo devi inseguire, lo devi proteggere.”

Poi aggiunge : “I sogni che lasciamo sopire diventano sassi scartati, ma sono i sassi scartati che tengono in piedi gli equilibri più rari”.

In conclusione Bia conferma che Tommy Dibari è l’esempio di come uno scrittore può essere facilmente avvicinato, raggiunto dai suoi lettori e inoltre lo ringrazia per essere stato un ottimo maestro, amando i suoi allievi indistintamente.

Dal canto suo lo scrittore confessa: “Ci sono due modi di stare al mondo, limitarsi a lambire punti di riferimento stabili o superare quei punti e andare verso l’orizzonte”, nel suo impegno come insegnante crede fortemente nella potenza del sentire, dei sentimenti da trasferire ai suoi allievi, come quelli che si imparano dai figli, perché “…dai bambini impariamo ad essere grandi, e loro sono l’unico segno che lasciamo.” [Foto Mario Di Giuseppe] 

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