Mercoledì 21 Novembre 2018
   
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“IL DIALETTO IN BELLA COPIA” ELIO GISOTTI RACCONTA-foto

Sedina Matarrese

seldina matarreseI dialetti devono vivere non perché sono necessari, ma perché sono lo strumento che consente a determinate culture e tradizioni di sopravvivere. In questa ottica mia madre, Seldina Matarrese, ha cercato, scavato, ritrovato, appuntato nella sua memoria e ricopiato “Il Dialetto in Bella Copia” grammatica, raccolte di proverbi e modi di dire, soprannomi, filastrocche, indovinelli, giochi... rigorosamente in dialetto.

“Quando ho deciso di intraprendere quest’opera - confida Seldina -, non pensavo di dovermi sobbarcare un compito così arduo, impegnativo se non addirittura impossibile, data l’età, non tanto per le difficoltà della stesura, quanto per quelle che attengono la ricerca delle parole. Ricerca che, attingendo essenzialmente da fonti orali e mnemoniche, ha richiesto anni di notevole e paziente dedizione. Non poche volte, sopraffatta dalle innumerevoli complicanze, sono stata sul punto di demordere ma sempre, e fortunatamente, la testardaggine e l’amore per tutto ciò, hanno prevalso sui momenti di scoraggiamento”. La necessità di recuperare un patrimonio prezioso, quello delle lingue locali prima che scompaiono, prima che sia troppo tardi, è il fine ultimo di quest’opera.

La rivedo ancora, curiosa e sfacciata, intromettersi nei discorsi della gente per carpire un proverbio o una allocuzione e subito annotarla su tutto quello che aveva a portata di mano.

L’abbondanza dei mestieri trattati, le immagini inserite ed i moltissimi termini dialettali, alcuni dei quali ormai fuori uso, riescono a dare un quadro quasi vivente del nostro recente passato.Antonello, Franco ed Elio Gisotti

LA PRESENTAZIONE

“Il Dialetto in Bella Copia” è un libro silenzioso e intimo, per chi vuole riflettere sulle proprie radici, una poesia, dalla prima parola all’ultima, come ha sottolineato il professor Antonio Pavone nel suo discorso iniziale alla presentazione del libro:  “Scrivi del tuo paese e il lettore scoprirà tra le righe l’angolo della propria casa”, affermava Balzac e questo libro rivolto soprattutto ai giovani, può far sorgere modi di dire e di fare legati ad una saggezza che faceva parte di un tempo passato. 

Il libro risponde alla necessità di recuperare un patrimonio prezioso, quello delle lingue locali prima che scompaiono, prima che sia troppo tardi. C’è voluta tutta la tenacia e perseveranza di una instancabile ricercatrice, ma soprattutto amante, della lingua gioiese. Sì, lingua perché di lingua si deve parlare quando si parla del dialetto che non è una derivazione, una corruzione della lingua nazionale ma è una lingua autonoma, che ha con quella nazionale una origine comune. 

Nella sua opera di ricerca e di collocazione l’autrice ha trattato il nostro dialetto come un bene caro e prezioso da tramandare alle generazioni future affinché non vada persa nel tempo l’enorme ricchezza per anni tramandata in forma verbale. Per questo motivo, anche se la raccolta non è nata con l'intento di farne un uso didattico, tuttavia potrebbe essere utilizzata anche nelle nostre scuole.

Un libro eccezionale, scaturito da unRocco fasano e Franco Gisotti’idea suggerita dall’architetto Vito Angelillo, con disegni riferiti al proverbio stesso che illustrano settori del vivere quotidiano in paese “a firma” delle alunne di terza della Mazzini nell’anno scolastico 1972/73 e altri ideati dal pittore Mimmo Milano.

Un tuffo nel passato “un autentico affresco delle credenze e della saggezza di una società rurale ormai fortemente contaminata dagli effetti della globalizzazione”. Pagine che raccontano la vita quotidiana di ieri e di oggi, aneddoti, luoghi, fatterelli che si sono tramandati di generazione in generazione creando quel senso di comunità che oggi ci contraddistingue. Un viaggio nella memoria che nasce da una profonda conoscenza del mondo in cui siamo cresciuti, di cui conserviamo ancora viva non solo l’immagine, ma anche le amicizie, gli affetti e i ricordi. Frequentando le strade, i vicoli, le botteghe, i canti folcloristici, il teatro, mia madre ha realizzato un ampio compendio di vocaboli e colorite espressioni, oggi a disposizione di tutti.  

Li hanno egregiamente “musicati” i Lariulà. La loro missione è rivalutare il ruolo delle tradizioni popolari del nostro paese e, con esse, i suoi costumi, le sue usanze e la sua lingua, al fine di preservarne i valori ed i principi. I canti e le suonate rappresentano un paese i cui luoghi (viuzze, cortili, archi, borghi), sono ancora incontaminati dove, ancora oggi, si riesce a conservare e cogliere il vero animo del popolo e la sua vera identità. Un bravissimo gruppo che si guarda indietro per andare avanti.

IL LIBROlariulà

Dopo la dedica al marito Alfredo, a noi figli ed alle alunne, tre massime di Salomone, Tommaseo e Croce precedono la imponente prefazione del professore Rocco Fasano: “Do’ solte de ‘ndrattjìne”.

“Da oltre un ventennio, l’autrice di questo libro, Seldina Matarrese-Gisotti, si gode la sua onesta pensione, ben meritata in quaranta anni di strenua docenza nella scuola elementare G. Mazzini di Gioia del Colle” - scrive nella sua prefazione Rocco Fasano.

Con l’indimenticabile amica Nuccia De Bellis e Maria Lazzarini, introdusse il dialetto gioiese tra gli occupanti dei banchi dell’aula in quei tempi. Lezioni e ricerche che, in seguito, si riveleranno molto feconde. Gli alunni interrogavano in famiglia i parenti più anziani su vecchie parole in dialetto ed il materiale raccolto veniva riproposto ed interpretato con disegni infantili e spontanei. Dialetto e disegno si saldavano e combaciavano. In questa serie di studi, va messo anche il lodevole tentativo dei “ragazzi della chiesetta” di tradurre nel dialetto  di casa nostra, opere della tradizione teatrale del Novecento”, azzardo artigianale della compianta Nuccia De Bellis, alla regia accanto all’indimenticabile compagno di vita,  Re David.

“Un autentico affresco delle credenze e della saggezza di una società rurale ormai fortemente contaminata dagli effetti della globalizzazione”… un archivio che racchiude, tramanda e conserva un gran numero di conoscenze legate al territorio e alla popolazione che lo abita. presentazione libro dialetto

L’antologia si apre con la premessa della tradizione di una grammatica di base, elementare, ma completa, essenziale, per avviarsi allo studio di ogni lingua e perciò anche del dialetto, che è lingua a tutti gli effetti. E’ L’antologia popolare, scritta a mano e pitturata a mano. Un miracolo di questi tempi, a detta di Rocco Fasano, un’emozione enorme, dal fascino irresistibile, incalcolabile.

La fatica di Seldina non è una semplice ricerca di termini in via di estinzione ma piuttosto l'effettivo recupero “in bella grafia” della documentazione riguardante l'intero dialetto gioiese visto attraverso la saggezza dei proverbi, un minuzioso lavoro di ricerca e di adattamento dei termini che ha occupato 22 anni della sua vita dopo che nel 1991 aveva arricchito la storia di Gioia del Colle con un suo primo volume in vernacolo, “Il cuore antico di Gioia del Colle”, in collaborazione con il professor Vito Celiberti.

“Avevo tra le mani una infinità di appunti e il materiale cartaceo richiedeva ulteriori approfondimenti - confessa l'autrice della ricerca - ma per completezza di informazione ho convenuto di avvalermi della preziosa collaborazione di amici e conoscenti che a loro volta si sono prodigati nel fornire suggerimenti, fatti e indicazioni di prima mano.”

RIFLESSIONIA destra Vito Angelillo

L’importanza del dialetto, sta nel fatto che è vicinissimo alla vita quotidiana e verace della gente e rappresenta una diversità di radici storiche, di culture, di esperienze umane che non deve andare perduta. Il dialetto possiede una forza espressiva e descrittiva genuina che scaturisce dal suo verismo; lo strumento che meglio esprime sentimenti, valori, culture, speranze, con cui ripercorrere i sentieri della memoria drasticamente inquinati dalla frenetica vita moderna. Memoria che non va dimenticata. In oltre 400 pagine il dialetto che racconta le tradizioni e le abitudini del passato: dai giochi ai proverbi dimenticati, alle filastrocche, integrate da canzoni, nenie e disegni della alunne, poesie e qualche filastrocca, un autentico censimento e una aggiornata riproposizione del proprio dialetto…

Quanta sapienza… vecchi proverbi, i modi di dire a volte intraducibili in italiano e quindi scolpiti nel dialetto del nostro territorio, sono come echi di un passato lontano, ma forse neanche troppo, che ogni tanto riaffiora con la sua frase fatta, ironica o beffarda o malinconica o seria, tramandata oralmente di generazione in generazione. 

Ma talvolta, però, non tutto è chiaro, non si sa più bene cosa significhi una certa parola o da quale occasione abbia tratto origine il modo di dire. Passato e presente si fondono, diventano memoria presente e volontà di non dimenticare.

È una occasione per rilanciare il vernacoSedina Matarrese e le sue alunnelo, quello vero, oggi inquinato e imbastardito, rilanciare i proverbi intesi come espressione di saggezza popolare e identità di un popolo che attraverso essi racconta se stesso, la propria cultura, le tradizioni, le trasformazioni sociali.

L’uso del dialetto dipende dal tipo di storia, che vogliamo dare alla nostra storia, per renderla più credibile, dipende anche dalla sua ambientazione e dai personaggi che entrano in gioco.

Il dialetto rappresenta la nostra etichetta, le nostre radici, la nostra carta d’identità. Il dialetto dà nuova forma alle parole, riesce a rendere l’idea prima ancora di ridurla in termini precisi, a volte armonizza e a volte indurisce. E’ l’espressione di un popolo, è un abito fatto su misura, una spugna che assorbe fatti, episodi, luoghi, persone e che restituisce fatti, episodi, luoghi, persone con profilo e identità precisi, ma soprattutto con un’anima.

Amare il dialetto, usarlo nel nostro quotidiano, insegnarlo ai nostri figli, significa amare noi stessi, significa essere possessori di una grande eredità: l’eredità della nostra storia.

L’importanza del dialetto, sta nel fatto che è vicinissimo alla vita quotidiana e verace della gente e rappresenta una diversità di radici storiche, di culture, di esperienze umane che non deve andare perduta.Antonello Gisotti e Maria Antonietta Antonicelli

“Il contadino che parla il suo dialetto è padrone di tutta la sua realtà”. Così scriveva Pier Paolo Pasolini. Pasolini vedeva nel dialetto l’ultima sopravvivenza di ciò che ancora è puro e incontaminato. Come tale doveva e deve essere “protetto”.

A conferma di ciò, nel 1948 Mario Sansone scrive: "Ogni lingua è una formazione storica, dovuta a fattori assai complessi, e i dialetti hanno, rispetto alla lingua letteraria, la stessa dignità storica, pur se abbiano o esprimano una tradizione di cultura e di letteratura meno complessa ed autorevole".

Il dialetto continuerà ad esistere se verrà usato e valorizzato e se tante persone lo adotteranno come lingua di comunicazione, fa parte del bagaglio culturale che ognuno di noi porta con sé è segno di appartenenza ad un certo luogo, ad un certo tempo che ci identifica e ci colloca nel posto preciso della nostra storia personale.

RINGRAZIAMENTI ED AUGURI

Un augurio ed un enorme grazie a mia madre. A quella madre che nonostante i problemi ha sempre un sorriso ed una parola buona e di conforto per noi figli ed una forza immensa. È grazie aseldina matarrese lei se oggi siamo delle persone migliori. Ci hai insegnato tantissimo, ci hai insegnato che niente ci è dovuto, che ogni traguardo ha il suo sacrificio. Ci hai insegnato che la vita non è facile, che lungo il nostro percorso troveremo sempre degli ostacoli e che sarà la nostra forza a farci affrontare tutto. Anche se piccolo come gesto, questo è il nostro augurio mamma, ti auguriamo di gioire per questo tuo lavoro, fortemente voluto ed ormai realizzato.

Ringrazio il professor Rocco Fasano, autore della magnifica presentazione; l’architetto Vito Angelillo ideatore del progetto grafico della copertina, per l’incoraggiamento ed i preziosi consigli; l’amica e collega Maria Lazzarini per il contributo donato, l’amico Mimmo Milano che ha impreziosito il libro con le sue illustrazioni; mio fratello Franco che con la sua tenacia e perseveranza è riuscito a portare a buon fine il lavoro prezioso di nostra madre; le alunne che con i loro disegni e proverbi e con la loro presenza in sala di presentazione l’hanno resa felice ed infine mio padre che ha contribuito con gioia alle ricerche di detti e proverbi e che sicuramente con gioia ha apprezzato l’onore che la città ha tributato alla sua Seldina. 

Dulcis in fundo, un grande grazie ai componenti e amici del gruppo folkloristico di Gioia del Colle, i Lariulà che hanno raccolto e valorizzato il patrimonio canoro della tradizione gioiese in incisioni discografiche da tramandare alle generazioni future. (foto Mimmo Castellaneta)

Commenti  

 
#1 Onia Angiulli 2017-05-11 16:36
Appassionata di dialetto chiedo se è possibile acquistare o ricevere una copia del suddeto libro.Faccio parte di un gruppo di studio sulla conservazione del dialetT.Grazie mille.o.

La Redazione
Dovrebbe essere ancora disponibile nelle librerie gioiesi.
Buona serata, a tutti.
 

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