Lunedì 19 Novembre 2018
   
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RAFFAELE NIGRO AFFASCINA I LICEALI CON IL SUO CUSTODE-foto

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raffaele nigro al liceo Venerdì 24 aprile presso l’Aula Magna del Liceo Classico “P.V.Marone” lo scrittore lucano Raffaele Nigro ha presentato il suo ultimo romanzo “Il custode del museo delle cere” edito da Rizzoli nel 2013, incontro fortemente voluto e promosso oltre che dal liceo, dal Presidio del Libro di Gioia del Colle e dalla Libreria “Minerva”.

L’autore dopo aver salutato i presenti comincia il “viaggio” alla scoperta del suo romanzo, tra scrittori, poeti, imperatori, briganti che fanno parte della nostra cultura, del museo delle cere che Andrea, ragazzo alle prese con l’ultimo anno del liceo, viene costretto dal nonno, professore di Lettere in pensione, idealista, deluso dal fallimento del Socialismo, a visitare. Un viaggio tra epoche e personaggi lontraffaele nigro al liceoani tra loro, legati dalla volontà dello scrittore di far si che tutto questo patrimonio culturale di cui “dovremmo esserne fieri” venga conosciuto e ricordato, “tutta questa cultura -afferma Nigro- ha bisogno di tornare a galla, (…) ogni uomo è un impasto di tante culture, è uno scrigno vivente, è un internet a due piedi”.

“Ho pensato -continua l’autore- a questo romanzo come ad un piccolo Google”, dove chi legge possa trovare tanti spunti e collegamenti per approfondire determinati avvenimenti e personaggi. Così abbiamo, tra gli altri, i monologhi di Carmelo Bene, del brigante Giuseppe Schiavone, di Bianca Lancia “uno dei più belli presenti nel romanzo” confessa l’autore, di Cesare Pavese, di Leonardo Sciascia, di Pier Paolo Pasolini, di Antonello Veneziano che incontra Cervantes.raffaele nigro al liceo

Ad una studentessa che gli chiede quale criterio abbia usato per “ordinare” le storie narrate, Nigro risponde così: “è come se avessi scritto su tanti coriandoli una storia diversa, li ho buttati per aria e man mano che si depositavano, entravano nel racconto”. Per l’autore: “nella letteratura come nella storia è importante raccontare, ma lo è ancor di più il modo in cui lo si fa, perché è la novità, l’avanzamento che ci rende diversi dai narratori di allora, ed è questa la sfida, rinnovare i classici, attraverso l’arte di mettere in gioco la parola”.

Per Nigro narrare significa “crearsi un’idea del mondo e dei cambiamenti e capire io di fronte alla storia cosa voglio, cosa faccio”. Il finale de “Il custode delle cere” è simile raffaele nigro al liceoa quello di un altro romanzo di Nigro intitolato “Viaggio a Salamanca” dove l’autore immagina che il rettore dell’Università riuniva degli scrittori provenienti da tutto il mondo attorno al corpo senza vita di un autore del passato, che a turno dovevano raccontare una storia, per vedere se riuscivano a suscitare nello stesso un segno di vita. Questa parabola “per capire se ancora oggi un libro, un racconto possono risvegliare l’Io del lettore”, in entrambi i romanzi la parte culminante della vita dei personaggi coincide con il passaggio da una civiltà ad un’altra, lo stesso passaggio che “ogni generazione realizza costruendo le basi per far sì che la generazione successiva realizzi il cambiamento, raggiunga distanze sempre più lontane”.

A dimostrazione di questo daCristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi, la Basilicata si è evoluta, si è trasformata e “quindi raffaele nigro al liceoandava scritto qualcosa per spiegare il cambiamento”, per questo Nigro scrisse “I fuochi del Basento”.

Uno studente chiede all’autore in quale personaggio del romanzo si ritrova lui risponde: “da giovane ero un secchione strano, studiavo solo le materie che mi piacevano, non ho studiato quanto avrei voluto per via dell’impegno con l’Azione Cattolica. Oggi leggo quello che non ho letto allora anche se quello che leggi da ragazzo è diverso quando lo si legge da adulti. I personaggi con i quali mi sono ritrovato sono colui che stravolge l’Impero Romano e il brigante Schiavone di Sant’Agata di Puglia, essendo io cresciuto a briganti e Federico II°”. A questo proposito racconta brevemente la storia del sergente Pasquale Romano, perché “bisogna capire di cosa è fatto il terreno che si calpesta, è importantraffaele nigro al liceoe conoscere le storie del proprio luogo d’origine”. Nigro conclude affermando: “le vecchie generazioni, tra tanti errori, consegnano qualcosa ai giovani, che credo abbiano voglia di impegnarsi e guardando come vanno le cose, impegnarsi conviene”.

Orietta Limitone del Presidio del Libro di Gioia del Colle, ringrazia e omaggia l’autore con i versi di un altro meridionale: “La luna dei Borboni” di Vittorio Bodini, in chiusura il prof. Leopoldo Attolico che definisce l’incontro “una chiacchierata tra buoni amici”, si sofferma “sul risvolto operativo, lo stimolo che noi docenti possiamo e dobbiamo cogliere: riscoprire intellettuali che hanno permesso al sud di avere una dignità riconosciuta”. Il prof. Attolico cita Carmelo Bene, definendolo “pensiero divergente, una delle figure più geniali della nostra contemporaneità, -e riguardo i programmi ministeriali afferma- bisogna avere più coraggio e più fantasia e dare a questi intellettuali l’importanza che fino ad oggi non hanno avuto”. [foto Mario Di Giuseppe]

 

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