Giovedì 19 Settembre 2019
   
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LE POESIE DI ISABELLA CAPOZZI A PALAZZO ROMANO-foto

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isabella capozzi Mercoledì 17 dicembre alle ore 20, “fuori programma”, a Palazzo Romano, dove era in corso il bellissimo evento “proEvocazioni - storie nel tempo”, è stato presentato dalla professoressa Irene Martino il libro di poesie di Isabella Capozzi, “Ho visto la poesia morire”. Un piccolo libro pieno di intense emozioni.

L’autrice, giovanissima studentessa di Giurisprudenza, è gioiese  ed è appassionata di letteratura. Gioca con le parole e con i sentimenti “in un funambulismo” sorprendente, che ben si presta anche ad altrettanto sorprendenti interpretazioni grafiche, così come si vede in un pannello esposto in una sala di Palazzo Romano.

Si tratta della poesia “Sporcati di me” che compare a pag. 30 della raccolta, versi sui quali sono nati i disegni dell’artista Valerio Pastore. La prof. Irene ha presentato l’autrice ed il tisabella capozziesto, già ampiamente analizzato nella sua prefazione ed ha avuto parole di elogio per la giovane poetessa che “indaga il senso dell’esistenza” smontando la realtà che ricompone seguendo le sue esperienze ormai diventate  emozioni.

In varie creazioni, ma è sotteso in tutte, il corpo è inteso come strumento di conoscenza, e l’impegno di chi scrive è rivolto a far combaciare, in una difficile compenetrazione, le sensazioni e le esperienze dello spirito. Questa presentazione ha trovato la gusta collocazione nel programma di Palazzo Romano che parlava appunto di “evocazioni”.

Nonostante le difficoltà contenitive dell’antico Palazzo, non pensato per eventi così affollati, tutti i numerosi presenti hanno potuto godere della interessante presentazione e ridare uno sguardo alibro isabella capozzilla mostra, che ha riservato sempre sorprese anche per chi l’aveva già visitata.

La serata è stata resa ancora più piacevole dagli  interventi musicali della chitarrista Ilaria Nitti.

Il libro di poesie, “Ho visto la poesia morire” di Isabella Capozzi, edito da Secop Start, è in vendita presso la Libreria Librellula. Nonostante il titolo pessimistico, la poesia non morirà mai. Perché? Perché nasce dalla sofferenza, e la sofferenza non cesserà mai. Nasce dalla gioia. Ed un po’ di gioia nasce anche dalla sofferenza vissuta con profondità e consapevolezza. Perché la poesia è stata la prima forma espressiva dell’uomo, quando ha scoperto il linguaggio. [foto Mario Di Giuseppe]

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